Ex Ilva, presunta corruzione tra Trani e Taranto: arrestato Amara, obbligo di dimora per Capristo

“Per gli amici, i favori; per gli altri, la legge”. Secondo i magistrati di Potenza potrebbe spiegarsi così il modo in cui l’ex procuratore di Trani e poi di Taranto, Carlo Maria Capristo, intendeva il suo ruolo. Nell’ordinanza che oggi ha portato all’arresto, tra gli altri, dell’avvocato Piero Amara e alla misura dell’obbligo di dimora per Capristo, il gip evidenzia “un asservimento durevole della funzione giudiziaria da parte di Capristo, sia quale procuratore della Repubblica di Trani che quale procuratore della Repubblica di Taranto”. “Il fil rouge che lega gli episodi” contestati dai magistrati lucani “è la modalità di gestione dell’ufficio di procura e di esercizio della funzione di procuratore della Repubblica da parte di Capristo orientata in un senso tipicamente corruttivo-collusivo. Sono quattro le persone arrestate, due in carcere e due ai domiciliari, dalla guardia di Finanza e dalla polizia. In carcere sono finiti l’avvocato Amara e l’agente di polizia, Filippo Paradiso. Ai domiciliari, l’avvocato di Trani, Giacomo Ragno, e Nicola Nicoletti, che è stato consulente dei commissari dell’ex Ilva dal 2015 al 2018. Per l’ex procuratore Capristo, in pensione da mesi, è invece stato disposto l’obbligo di dimora. I fatti contestati risalirebbero proprio al periodo in cui Capristo era procuratore di Taranto e Amara era consulente legale dell’ex Ilva quando l’azienda era in amministrazione straordinaria. Capristo è accusato di corruzione in atti giudiziari. L’ordinanza del gip parla di una “tipologia seriale e concentrata di condotte” portate avanti per molto tempo ed “espressione di notevoli capacità organizzative e relazionali”. Quel rapporto che tra l’ex procuratore e l’avvocato Amara esisteva già dal 2014. Da quando cioè, secondo gli inquirenti, era partito un “accordo corruttivo” tra i due andato avanti per anni e che avrebbe influenzato anche il processo Ambiente Svenduto. Capristo, si legge negli atti della Procura di Potenza “vendeva stabilmente ad Amara la sua funzione giudiziaria” per ottenere favori utili alla sua carriera, sia “presso la procura di Trani che presso quella di Taranto”. Mentre Paradiso, il poliziotto, stando alle indagini, faceva da intermediario, sotto compenso. Il gip ricorda che dopo la nomina di Capristo a capo della Procura di Taranto, nel 2016, Amara spostò la sede sociale delle sue società operanti nel settore ambientale da Roma alla provincia ionica.

Capristo avrebbe anche favorito Amara e Nicoletti, una volta diventato procuratore di Taranto, mostrandosi «più aperto, dialogante e favorevole alle esigenze dell’Ilva» su cui era in corso l’indagine recentemente arrivata a sentenza sul disastro ambientale. Un presunto e continuato scambio di favori fatto di pressioni e raccomandazioni.