Operazione Iceberg della DDA di Potenza, sgominata associazione mafiosa a Pignola

Colpo al clan Riviezzi di Pignola con i 14 arresti dell’operazione Iceberg. Gestivano perfino il bar interno al Tribunale di Potenza, sottoposto a sequestro. Per il procuratore “forte valore”

Gestivano il bar del tribunale di Potenza alcuni componenti dell’associazione di stampo mafioso, arrestati a conclusione dell’operazione Iceberg della Direzione distrettuale antimafia di Potenza. Un duro colpo per il clan Riviezzi di Pignola, nel potentino, con Saverio Riviezzi a capo della compagine. 17 le ordinanze di custodia cautelare eseguite dalla Polizia. 11 le persone finite in carcere, 3 ai domiciliari e 3 con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Il bar del tribunale era gestito da una delle due società – “Bar del Tribunale” e “Gioca e vinci” – le cui quote sono state sottoposte a sequestro. Parte dell’indagine cui ha preso parte anche la Guardia di Finanza. “Evidentemente c’è qualcosa che non va nel controllo antimafia – commenta il procuratore, Francesco Curcio, che nell’occasione ha ribadito la richiesta di avere la Dia nel capoluogo lucano”, anche in relazione alla presenza di clan mafiosi nel Metapontino. Gestire il bar nel palazzo di giustizia è stato anche un “segno audace di auto-affermazione in un luogo simbolico, oltre che di disponibilità economiche”, ma anche – più “utilmente” – la garanzia di avere “un osservatorio privilegiato all’interno di un palazzo nevralgico nel sistema di tutela e ripristino della legalità”.

Il clan Riviezzi, aggiunge Curcio, a capo delle indagini con il pm Gerardo Salvia, “influenzava anche l’attività dell’amministrazione comunale di Pignola, con la capacità tipica mafiosa di far paura e intimidire pure gli amministratori pubblici”.

Due anni di indagini in cui sono emersi casi di estorsione, tentata rapina, furto, ma anche e elementi importanti sull’omicidio di Giancarlo Tetta, avvenuto nel 1991 con otto colpi di pistola: ue esponenti del clan Riviezzi fornirono ad un clan del Melfese l’auto usata per raggiungere e uccidere Tetta. L’opera della criminalità organizzata in Basilicata e “anche in provincia di Potenza” è un fenomeno che fa registrare, conclude Curcio, “non di rado una sottovalutazione”.