Rapimento Aldo Moro, il 43mo anniversario dell’agguato di via Fani

 

Quel 16 marzo, in un certo senso, cambiò tutto. Perché lo Stato si sentì, davvero, vulnerabile, vaso di coccio in mezzo ad anni di piombo che avrebbero lasciato segni profondi anche nei decenni a venire. Il commando delle Brigate Rosse che 43 anni fa, nel marzo del 1978, si portò via il presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro insieme alla vita di cinque agenti della scorta, tra cui il fasanese, appena trentenne, Francesco Zizzi, interruppe brutalmente l’inizio di una fase di distensione tra Dc e comunisti che, forse, qualcuno non vedeva di buon occhio. Ma al di là dei tanti misteri che avvolgono una delle vicende più oscure della storia della Repubblica, i 55 giorni di prigionia e il ritrovamento del corpo dello statista di Maglie il 9 maggio successivo privarono la Puglia e l’Italia di una figura che avrebbe potuto dare ancora molto al Paese. E non è un caso che Moro venga ricordato ogni anno, a Roma come in tante città pugliesi, e che il suo esempio sia diventato materia di studio e di ricerca in tante università, così come di un progetto portato avanti negli ultimi anni dal Consiglio regionale della Puglia. Anche in questo 2021 così difficile, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella non ha voluto mancare l’appuntamento con l’omaggio a Moro e alle vittime dell’agguato là dove avvenne, in via Fani a Roma, definendo quel 16 marzo “una data indelebile nella coscienza del popolo italiano”. E così il Comune di Bari, che ha deposto una corona d’alloro in via Fani, vicino alla Stazione Centrale. Per non dimenticare chi, per lo Stato. ha dato la vita.