Covid, Dia: in Puglia rischio ‘welfare mafioso di prossimità’ e infiltrazioni mafiose nel settore sanitario

 

Si chiama “welfare mafioso di prossimità” ed è un fenomeno emerso in Puglia durante il lockdown dovuto alla pandemia. In questo lungo periodo di emergenza sanitaria le forze dell’ordine hanno monitorato l’evoluzione di questo fenomeno a favore delle imprese in crisi, “finalizzato a cogliere opportunità per future connivenze ovvero ad esautorare i titolari delle aziende, assumendo il controllo di queste ultime, in attuazione peraltro di una politica assistenzialistica già avviata in concomitanza della precedente crisi economica e comunque tipica di alcuni clan, come i Parisi di Bari”. Il dato emerge dal focus sulla Puglia contenuto nella relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia, relativa al periodo gennaio-giugno 2020. Il questore di Bari Giuseppe Bisogno, le cui parole sono riportate nella relazione, ha evidenziato che “da un lato le organizzazioni mafiose si fanno carico di fornire un welfare alternativo a quello dello Stato, dall’altro si adoperano per surriscaldare gli animi in quelle fasce di popolazione che cominciano a soffrire lo stato di povertà. Un quadro perfetto nel quale le mafie si affrettano nel poter immettere nei circuiti legali di piccole fabbriche, negozi, ristoranti e bar, il denaro contante procacciato con lo spaccio, le estorsioni e l’usura. I piccoli imprenditori chiudono per decreto e iniziano ad accumulare debiti, non pagando i fornitori, il personale dipendente o l’affitto commerciale. Per questi i prestiti delle mafie, accompagnati magari dalla richiesta più o meno esplicita di subentrare nella gestione dell’azienda, possono essere l’unica ancora di salvezza. Dal focus emerge che maggiori rischi di infiltrazione criminale potrebbero riguardare il settore sanitario, nella produzione e distribuzione di dispositivi medici, nello smaltimento di rifiuti speciali o nella sanificazione ambientale”. La relazione della Dia riporta le parole della prefetta di Bari, Antonella Bellomo, che ha evidenziato anche “alcuni tentativi di guidare la protesta delle classi maggiormente colpite dalla crisi, compiuti da elementi contigui alla criminalità”. Gli investigatori della Dia evidenziano anche il rischio di infiltrazione delle mafie pugliesi nei settori “del turismo e della ristorazione in crisi di liquidità. Particolari rischi potranno poi riguardare le politiche infrastrutturali e dell’edilizia pubblica”.