ArcelorMittal, ricorso azienda contro Tar di Lecce: Codacons si costituisce in giudizio

“Il Gestore esclude dalla propria politica aziendale la salute dei cittadini di Taranto”

Sulla chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto, si va avanti a ricorsi su ricorsi. Ora il Codacons chiede l’intervento del Consiglio di Stato. L’appello, dopo che ArcelorMittal si è espressa contro il Tar di Lecce che lo scorso 13 febbraio ha ordinato con una sentenza lo stop degli impianti entro il 14 aprile. I giudici amministrativi hanno così intimato all’azienda di ottemperare all’ordinanza con cui nel febbraio del 2020 il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, imponeva ad ArcelorMittal e a Ilva in Amministrazione Straordinaria di individuare in un mese le fonti inquinanti del siderurgico, rimuovendole e nel caso di adempimento di spegnere gli impianti entro ulteriori 30 giorni. Il Codacons si era costituito in giudizio “ad opponendum” anche dinanzi al Tar. Nel suo intervento, l’associazione chiede ai giudici di rigettare tutte le richieste dell’azienda “e allega un documento contenente le analisi di reperti di grassi animali fatte da organi pubblici che evidenziano – spiega lo stesso Codacons – l’assurda quantità del micidiale veleno Pentafurano, emesso solo e proprio dal camino E312 che la richiesta sospensiva vorrebbe tenere aperto”. “Veleno che – sostiene l’associazione – ha contaminato il latte materno e di lì è passato ai
neonati provocando morte e malattie irreversibili”. Un’analisi dettagliata dunque, con cui il Codacons evidenzia come, secondo l’associazione, “il Gestore – e quindi ArcelorMittal – si disinteressa dal mettere in regola l’impianto, adottando pratiche che garantiscano la popolazione dai rischi emissivi. E’ evidente che, a un certo punto, – puntualizza la nota del Codacons – si doveva prendere posizione con forza: ammonendo ArcelorMittal per escludere dalla propria politica aziendale proprio la salute dei cittadini di Taranto”.