Bari, psichiatra uccisa: ex funzionario Asl aveva assemblato atti falsi su minaccia

Per il delitto è già stato condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione Vincenzo Poliseno

Continua il processo sull’omicidio della psichiatra barese Paolo Labriola, uccisa da un paziente il 4 settembre 2013 con 70 coltellate nel centro di salute mentale di via Tenente Casale, nel quartiere Libertà di Bari. Il presunto falso documento di valutazione dei rischi relativo al Centro di Salute Mentale di Bari dove il 4 settembre scorso è avvenuta l’uccisione sarebbe stato falsificato retrodatandolo all’11 giugno 2013 ed era un testo “assemblato fatto sotto minaccia di licenziamento da parte di Domenico Colasanto, l’ex direttore generale della Asl di Bari imputato nel processo sulle presunte omissioni degli allora dirigenti Asl che avrebbero contribuito a causare la morte della psichiatra barese Paola Labriola, Lo ha detto in aula il coimputato Alberto Gallo, ex funzionario Asl, accusato di aver predisposto falsi Documenti di valutazione dei rischi, difeso dagli avvocati Angelo Loizzi e Francesco Paolo Sisto, l’unico ad essersi sottoposto all’esame e le cui dichiarazioni sono state già cristallizzate in un incidente probatorio. Si tornerà in aula il prossimo 5 novembre per le eventuali spontanee dichiarazioni di altri imputati. La requisitoria è prevista il 7 gennaio, quando interverrà anche la parte civile. Il 21 gennaio parola alle difese e l’11 febbraio 2021 è attesa la sentenza. A Colasanto, Gallo e altri quattro imputati, l’ex segretario dell’allora dg Antonio Ciocia, il dipendente Asl Giorgio Saponaro e i due funzionari, Baldassarre Lucarelli e Pasquale Bianco, il pm Baldo Pisani contesta a vario titolo i reati di morte come conseguenza di altro reato, omissione di atti d’ufficio, falso e induzione indebita a dare o promettere utilità. La famiglia della vittima è costituita parte civile come la Asl, che è anche stata citata come responsabile civile. Per il delitto è già stato condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione per omicidio volontario aggravato il 41enne Vincenzo Poliseno, che sta scontando la pena in carcere.