Arcelor Mittal, Parte oggi la mobilitazione dei lavoratori. “La fabbrica non è sicura”

Da oggi la mobilitazione dei lavoratori di Arcelor Mittal. Il presidio si autoconvoca il 24 settembre a palazzo Chigi. “La fabbrica non è sicura”.

Da questa mattina i lavoratori di Arcelor Mittal hanno istituito un presidio nella portineria C  a Taranto della fabbrica per non consentire la commercializzazione dei prodotti all’ingresso e all’uscita. È stato inoltre proclamato lo sciopero di 24 ore per il 24 settembre. I lavoratori hanno anche autoconvocato lo stesso giorno il presidio di rappresentanza a palazzo Chigi. “ La fabbrica è insicura- si legge in una nota diffusa  dalle sigle sindacali FIM  FIOM  UILM – USB –  Sono oramai pesantissime ed inaccettabili le ricadute determinatesi attorno alla vertenza ArcelorMittal, dove multinazionale e Governo hanno deciso ciò che questo territorio non merita: ovvero di non decidere. La condizione di abbandono ed insicurezza degli impianti e dei lavoratori sono divenute tali da non poter permettere ulteriori considerazioni di circostanza sulla profonda lacerazione di un sistema che,ad ogni ora che trascorre, fa tremare e mette a serio rischio l’incolumità delle persone.

Inoltre, nessuna considerazione può essere formulata per quanto attiene le ricadute in termini ambientali,vista la parziale o in alcuni casi totale applicazione della messa in sicurezza degli impianti, che questo protratto stato di cose, nei fatti,tiene sotto scacco un territorio e una cittadinanza devasta.

La condizione di abbandono ed insicurezza degli impianti e dei lavoratori sono divenute tali da non poter permettere ulteriori considerazioni di circostanza sulla profonda lacerazione di un sistema che,ad ogni ora che trascorre, fa tremare e mette a serio rischio l’incolumità delle persone.

Inoltre, nessuna considerazione può essere formulata per quanto attiene le ricadute in termini ambientali, vista la parziale o in alcuni casi totale applicazione della messa in sicurezza degli impianti, che questo protratto stato di cose, nei fatti, tiene sotto scacco un territorio e una cittadinanza devasta. Facendo seguito a quanto esposto nella lettera del 18 u.s., l’assordante silenzio unito al totale immobilismo registrato in queste interminabili ore da parte della politica e delle istituzioni, peraltro ingiustificato, traccia oramai scontata l’incertezza sulle reali intenzioni del Governo italiano. Infatti, quest’ultimo si ostina a non convocare un incontro chiarificatore per il futuro e la gestione dell’attuale emergenza della fabbrica e di un intero territorio che da troppi anni si trascina.

Tutte le nostre denunce cadute nel vuoto, unite ad una fabbrica che si avviluppa attorno alla disgregazione delle certezze, sotto ogni aspetto, ed il parziale o completo disinteresse dei soggetti vari decisionali hanno materialmente prodotto la disperazione in esasperazione. Governo e multinazionale si sono assunti il grave onere di aver sancito l’ingovernabilità del momento e, per questo, rinnoviamo a Sua Eccellenza il Prefetto di Taranto la richiesta convocazione immediata”.