Canosa, sarebbe un 80enne pregiudicato l’assassino di Giuseppe Caracciolo

L’omicidio sabato mattina in pieno centro. L’uomo arrestato insieme al figlio

L’età non l’ha fermato, anzi forse ha acuito la sua sete di vendetta. Per l’omicidio di Giuseppe Caracciolo, il pregiudicato 48enne ucciso in centro a Canosa nella mattinata di sabato 12 settembre, gli agenti della Squadra Mobile e del Commissariato di Canosa di Puglia hanno arrestato l’80enne pregiudicato canosino Matteo Di Nunno, ritenuto responsabile di omicidio volontario. Sabato mattina Caracciolo era alla guida della sua auto quando Di Nunno si sarebbe avvicinato alla vettura e avrebbe esploso alcuni colpi di pistola al petto della vittima. La Polizia, giunta sul posto dopo la segnalazione di un sinistro stradale, dal momento che Caracciolo nel disperato tentativo di sottrarsi al suo aggressore aveva fatto retromarcia colpendo un’altra auto, ha ricostruito l’accaduto. Caracciolo, nonostante la ferita, era riuscito ad allontanarsi dal luogo a bordo di un’altra auto, giungendo in gravi condizioni all’ospedale dove è morto dopo poche ore a causa delle gravi ferite riportate. Il bossolo calibro 9 ritrovato sul luogo del delitto e le dichiarazioni di alcuni testimoni oculari, insieme all’acquisizione dei video dei sistemi di sorveglianza della zona, hanno permesso di identificare il responsabile: un uomo claudicante, di età avanzata, con camicia chiara e marsupio a tracolla, che si era allontanato subito dopo la sparatoria. Dopo poche ore Di Nunno è stato rintracciato nella sua abitazione mentre cercava di scappare. Il fermato, dopo aver ammesso le proprie responsabilità, ha spiegato di aver voluto vendicare l’aggressione da lui subita il 14 luglio scorso quando Caracciolo, in compagnia di un altro pregiudicato del posto, l’aveva percosso procurandogli svariate lesioni personali; fatti questi non denunciati, probabilmente a causa della voglia di farsi giustizia da se. L’arma utilizzata per il delitto è stata recuperata con ancora un colpo in canna ed il cane armato, nascosta sul lastrico solare dell’abitazione del figlio del Di Nunno. L’arma è una pistola a salve modificata con calibro 380; nel caricatore altre cinque munizioni. Per questo padre e figlio sono stati portati nel carcere di Trani in attesa del giudizio.