Magistrati arrestati: sequestrate bombe e armi a poliziotto a Corato

Il materiale è stato trovato in nove scatoloni contenenti anche gli effetti personali riconducibili all’ispettore di polizia

 

Un ritrovamento importante nell’ambito dell’inchiesta sulla giustizia svenduta al Tribunale di Trani. Decine di pen-drive, telefoni cellulari, centinaia di munizioni, pistole e bombe a mano: è quanto è stato trovato in nove scatoloni contenenti anche gli effetti personali riconducibili all’ispettore di polizia di Corato Vincenzo Di Chiaro nei depositi dei seminterrati del commissariato di Corato. La circostanza si è appresa nel corso del processo con rito ordinario.

 

Nel processo sono imputati l’ispettore Di Chiaro e il giudice tranese Michele Nardi, insieme ad altre tre persone. Alla scoperta degli scatoloni, che risale al 9 luglio scorso si è giunti in seguito alla richiesta di restituzione dei beni personali posti sotto sequestro a Di Chiaro, su istanza avanzata dalla difesa e autorizzata dal collegio giudicante della seconda sezione penale del Tribunale di Lecce.

 

La scoperta è ritenuta rilevante perché si tratta di materiale non trovato durante la perquisizione compiuta nella stanza di Di Chiaro il 14 gennaio 2019, in occasione del suo arresto e di quello, per corruzione e associazione per delinquere, dei magistrati Michele Nardi e Antonio Savasta. Gli scatoloni, infatti, riportano la data di composizione del 24 e 25 gennaio, quando Di Chiaro era già detenuto. Negli scatoloni sono stati trovati anche numerosi atti processuali svolti da Di Chiaro su incarico dell’ex pm di Trani, Antonio Savasta, quest’ultimo condannato nei giorni scorsi a 10 anni di reclusione al termine del processo con rito abbreviato. Di Chiaro ha negato di avere mai avuto a che fare con tutto il materiale ritrovato. Il processo è stato aggiornato al prossimo 9 settembre.