Banca Popolare di Bari, dopo il salvataggio si lavora al futuro dell’istituto

Il futuro di Banca Popolare di Bari è tutto da scrivere. Dopo il decreto approvato dal Consiglio dei ministri nella tarda serata di domenica 15 dicembre, seguito ai tre giorni di tensioni all’interno della maggioranza e i veti incrociati di Italia Viva e M5S, il Governo ha stanziato 900 milioni per salvare la Banca Popolare di Bari. Intanto botta e risposta tra maggioranza e opposizione. Si susseguono anche le dichiarazioni. Banca Italia sostiene che “Nell’ipotesi in cui si dovesse pervenire a uno scenario liquidatorio con rimborso dei depositanti, la stessa liquidazione implicherebbe l’azzeramento del valore delle azioni”. Nella nota, Banca d’Italia ricostruisce tutta la vicenda. Riparte dal 2010 quando ci fu un accertamento ispettivo che si concluse con una valutazione ”parzialmente sfavorevole’; poi una ventina di passaggi e verifiche, “numerose e continue interlocuzioni con l’autorità giudiziaria” e “l’aggravamento della situazione aziendale della Banca Popolare di Bari più volte portata all’attenzione anche del ministro dell’Economia, con lettere del 27 febbraio, 23 maggio, 2 ottobre e 26 novembre”. Da Bruxelles arriva il sostegno della commissione europea pronta a sostenere con gli strumenti a disposizione l’azione del governo. Per il segretario Pd Nicola Zingaretti, quello votato è un decreto che si voleva: C’è un governo che rispetto a una situazione molto pericolosa per i cittadini e i risparmiatori, si è assunto la responsabilità alla luce del sole di salvare la loro condizione. Fiducioso il segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo che ricorda di non dimenticare i pensionati. “Si sono trovati 900 milioni per il salvataggio della Banca di Bari ma non ricordarsi dei pensionati che sono stati il vero ammortizzatore sociale del Paese è sbagliato”.