Bari, mafia nigeriana: 32 le persone arrestate. Donne, denaro e droga al centro del business

Uno Stato dentro lo Stato, così è stata definita l’organizzazione criminale nigeriana di stampo mafioso presente su tutto il territorio nazionale dal pm della Dda di Bari, Simona Filoni che ha coordinato al fianco di Lidia Giorgio, le indagini che hanno portato a 32 misure cautelari eseguite in Puglia e nella maggior parte delle regioni italiane, ma anche in Germania, Francia, Olanda e Malta. Un’organizzazione verticistica, basata su una rigida e schematica ripartizione dei ruoli e su riti di affiliazione differenti per uomini e donne. Tredici le zone in cui l’organizzazione mafiosa nigeriana aveva diviso il territorio italiano. In Puglia, una di queste. Due le fazioni contrapposte: i rossi e i blu, che si differenziavano per tipo di abbigliamento e simbologia e linguaggio utilizzati. I primi facevano riferimento, nei propri discorsi nei diversi dialetti nigeriani, ad una terminologia legata al mondo marinaresco; i secondi, al volo. Una la formula su cui si basavano le loro attività criminose, la cosiddetta formula delle “Tre D”: donne, denaro e droga. Dallo sfruttamento della prostituzione, ottenevano denaro che serviva poi per approvvigionarsi della droga che poi spacciavano nelle diverse piazze. Dalle indagini, però non sono emersi collegamenti con i clan della malavita locale. A quanto si apprende, infatti, i due traffici viaggiavano su binari paralleli non concorrenziali. Era dal Cara di Bari-Palese e poi dal quartiere Libertà dove si erano stabiliti, che gli appartenenti alle gang nigeriane arrestati dalla polizia controllavano i traffici illeciti in città e in provincia. L’indagine, iniziata nel 2016 e terminata nell’agosto del 2018 quando nel centro di accoglienza c’erano circa 600 ospiti, ha accertato che diversi episodi di aggressioni avvenuti negli ultimi anni proprio all’interno del centro, violenza sessuale su connazionali, risse e accoltellamenti, sarebbero riconducibili alle attività delle gang. Tra le principali fonti di guadagno dei gruppi criminali nigeriani presenti a Bari e documentate in questa inchiesta ci sono lo sfruttamento della prostituzione e l’accattonaggio davanti ai supermercati. L’inchiesta sarebbe partita da una lettera denuncia di un padre spirituale appartenente alla comunità nigeriana presente nel Cara. Le vittime, di cui 17 donne, infatti vivevano in una condizione di terrore e di sottomissione.