Foggia, il collaboratore di giustizia Magno ha ribadito il coinvolgimento di Tucci nel quadruplice omicidio di San Marco in Lamis

“Eravamo in macchina. Stavo andando a cena con Tucci e lui mi disse che faceva parte del gruppo che ha ammazzato il pregiudicato coinvolto nel quadruplice omicidio”. Lo ha ribadito il collaboratore di giustizia Carlo Magno, reo confesso dell’omicidio di Saverio Tucci, il 44enne di Manfredonia, ucciso ad Amsterdam nell’ottobre del 2017. Nelle scorse ore, il collaboratore ha testimoniato, in videoconferenza da una località segreta, in Corte d’Assise a Foggia nel corso del processo a carico di Giovanni Caterino, presunto basista del commando armato che la mattina del 9 agosto 2017, a San Marco in Lamis, nel Foggiano, uccise il boss di Manfredonia, Mario Luciano Romito, il cognato Matteo de Palma, e due innocenti: i fratelli Aurelio e Luigi Luciani, imprenditori agricoli. Questi ultimi si trovavano su un furgoncino che seguiva casualmente l’auto a bordo della quale viaggiava il capo clan Romito, vero obiettivo dei sicari. Non è ancora chiaro se i due siano stati eliminati perché scambiati per pregiudicati vicini al capoclan oppure perché testimoni scomodi dell’omicidio. “Saverio Tucci – ha detto Carlo Magno – mi spiegò che delle persone erano state a casa di Romito un paio di giorni prima il quadruplice omicidio. Poi le stesse persone si sono ‘girate contro di lui’ e Tucci faceva parte di questo gruppo”. Durante il collegamento, Carlo Magno rispondendo alle domande del pubblico ministero Luciana Silvestris, ha detto che Tucci gli aveva confidato che “faceva parte delle persone che avevano un certo spessore. Non ha mai fatto dei nomi precisi o non ne ha mai fatto di gruppi criminali. Diceva però che stava da tutte e due le parti: sia con la mafia garganica, sia con quella foggiana”. Il corpo di Tucci, lo ricordiamo, venne ritrovato dalla polizia olandese all’interno di una valigia riposta nel cofano di un’auto parcheggiata in un quartiere di Amsterdam.  A condurre gli investigatori in quel luogo fu proprio Carlo Magno, quando due giorni dopo il delitto, decise di confessare l’omicidio, facendo ritrovare anche l’arma utilizzata.