Caso Stano: tutti in carcere, gip: agivano con “disinvoltura” e con “sistema rodato”

Il carcere, ma non la convalida dei fermi, per gli otto indagati per la morte di Antonio Stano, il 65enne di Manduria, deceduto in ospedale, dopo le aggressioni continue di quella che ormai è nota come “comitiva degli orfanelli”, dal nome della chat su cui circolavano i video delle violenze.

Si è deciso così, per il carcere, ma non (almeno per ora) per la convalida dei fermi, per il rischio di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato. “La misura della custodia cautelare in carcere – scrive il gip Rita Romano, giudice del Tribunale ordinario, quindi in riferimento ai maggiorenni – appare sostanzialmente adeguata alla gravità dei fatti, avendo gli indagati dimostrato notevole inclinazione alla consumazione di reati, totale inaffidabilità e completa assenza di freni inibitori”.

La misura, spiega ancora il giudice, è “idonea a garantire le esigenze di tutela della collettività” e impedisce la “ricaduta nel delitto”. Sempre secondo il giudice, i nuclei familiari dei due indagati “hanno dato prova di incapacità a controllare ed educare i giovani”, per cui sono stati esclusi gli arresti domiciliari. “Stano è stato fatto oggetto di un trattamento inumano e degradante – ha spiegato ancora il gip, condividendo dunque l’impianto accusatorio della Procura, anche il relazione al reato di tortura – braccato dai suoi aguzzini, terrorizzato, dileggiato, insultato anche con sputi, spinto in uno stato di confusione e disorientamento, costretto ad invocare aiuto per la paura e l’esasperazione di fronte ai continui attacchi subiti e, di pi, ripreso con dei filmati (poi diffusi in rete nelle chat telefoniche) in tali umilianti condizioni”. Nell’ordinanza il gip parla anche di “sistema rodato e noto ai partecipanti” considerato il “sincronismo” delle azioni.