Omicidio di Manduria, la confessione di uno dei ragazzi: “Implorava: state fermi”

La presenza di una Fiat Punto grigia ha incastrato uno dei due maggiorenni coinvolti nell’indagine per la morte di Antonio Stano, a Manduria. Un ragazzo di 19 anni, ascoltato dagli investigatori. Ha ammesso di aver partecipato, seppure in modo non attivo, alle aggressioni del 65enne, deceduto dopo due settimane di agonia in ospedale Giannuzzi. “Shock cardiogeno”: questa per ora la causa del decesso. Decisivo sarà l’esito l’autopsia per chiudere il quadro investigativo, ed accusatorio. Tracce di sangue coagulato sul volto, sulle labbra e tra i denti, oltre a varie ecchimosi sulle gambe, sono state accertate al momento del ricovero.

Terrorizzato, si era barricato in casa. Temeva le incursioni violente, spesso notturne, della “Comitiva degli orfanelli”. Nome del gruppo Whatsapp su cui si scambiavano i video delle aggressioni e su cui hanno poi iniziato a comunicare i timori di essere scoperti. “Non fate più vedere i video, stanno circolando, casomai finiscono nelle mani sbagliate”: questo grosso modo il contenuto dei messaggi, scritti in dialetto salentino.

La vittima “Urlava implorando con disperazione: state fermi”, racconta il maggiorenne, parlando di almeno tre episodi e fornendo diversi filmati. Ha detto di aver frequentato il gruppo per un mese. Da quando gli hanno chiesto di andare insieme “a sfottere il pazzo“. E’ così che chiamavano Antonio. Disabile, solo, emarginato, caduto nel vortice di quella che il Procuratore capo della Repubblica di Taranto, Carlo Maria Capristo, ha chiamato “bravata criminale”. Ossimoro che descrive l’età e, al contempo, l’azione spietata, probabilmente omicida.

A rompere il silenzio anche una ragazzina, conoscente in particolare di uno dei ragazzi. Ha fornito elementi utili nella identificazione degli “orfanelli”. Anche una professoressa ha collaborato, dichiarando di essere a conoscenza di uno dei video. I vicini avevano denunciato. La Polizia era intervenuta già il 14 marzo, ma pare che il dramma andasse avanti da anni. Anche su questo si continua a indagare. Otto, intanto, sono stati sottoposti a fermo, di cui sei minori. Sono accusati di tortura, sequestro di persona, danneggiamento, violazione di domicilio.