Mafia garganica: due gli arresti per l’omicidio di Silvestri del 2017

I delitti del 21 marzo”, così sono stati ribattezzati dagli inquirenti i tre fatti di sangue avvenuti dal 2017 al 2019, accaduti tutti il 21 marzo, il giorno dell’inizio della primavera, ma per la mafia garganica e foggiana, giorno di morte. Prima l’omicidio di Giuseppe Silvestri, poi il tentato omicidio di Marco Raduano e infine quello di Francesco Pio Gentile. Un’indagine lunga e complessa, durata quasi due anni, quella condotta dai Carabinieri del comando provinciale di Foggia, che ha portato all’esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Matteo Lombardi, di 49 anni, ritenuto dagli inquirenti al vertice del clan malavitoso Lombardi-Ricucci-Romito e che, secondo gli investigatori, sarebbe stato il mandante e l’esecutore materiale dell’omicidio di Giuseppe Silvestri. Al fianco di Lombardi, Antonio Zino, 40 anni, accusato di favoreggiamento. Lombardi è accusato di omicidio aggravato dalla finalità mafiosa, il movente infatti sarebbe da ricercare nel controllo del territorio per lo spaccio di sostanze stupefacenti tra il clan Li Bergolis e quello dei Lombardi-Ricucci-Romito. Su 4 delle 6 cartucce del fucile calibro 12 trovate sul luogo dell’omicidio, il Ris ha riscontrato materiale biologico appartenente a Matteo Lombardi. Un dato fondamentale, che ha portato gli inquirenti a scavare più a fondo, in una vicenda torbida e poco chiara, resa ancora più complessa dall’omertà di chi sapeva e non ha voluto esporsi, al contrario ha ostacolato le indagini, fornendo un alibi falso. I militari hanno così ricostruito l’intera vicenda. Era il 21 marzo del 2017 quando Giuseppe Silvestri venne ucciso da una raffica di colpi di un fucile calibro 12, un omicidio perpetrato a breve distanza di tempo dalla rapina aggravata alla gioielleria Dei Nobili di Monte Sant’Angelo, il 18 febbraio dello stesso anno, per la quale erano emersi indizi contro lo stesso Silvestri, il quale era sospettato di aver collaborato con i rapinatori, tra i quali Carmine Maiorano, appartenente al clan Perna di Vieste, nonostante, la famiglia Dei Nobili godesse della protezione del clan Li Bergolis. Approfittando di questa spaccatura interna, il clan di Lombardi avrebbe quindi deciso di eliminare Silvestri, da sempre una figura di spicco della mafia garganica. Lombardi, ipotizza la Dda, avrebbe ucciso Silvestri, raggiungendolo in auto alle 4 del mattino, crivellandolo di colpi, per poi fuggire in direzione di Poggio Imperiale dove, ad attenderlo, c’era Zino con il quale è poi partito alla volta di Lodi, in Lombardia, mentendo sugli orari e sul luogo della partenza, dopo aver dato fuoco all’auto con la quale aveva commesso l’omicidio. E c’è anche il lavoro del maresciallo dei Carabinieri Vincenzo Di Gennaro, ucciso il 13 aprile a Cagnano Varano mentre era in servizio, nelle indagini sull’omicidio del pregiudicato di Monte Sant’Angelo. Il maresciallo, come è stato ricordato dal comandante provinciale dei Carabinieri di Foggia, Marco Aquilio, svolse infatti i primi accertamenti sull’auto trovata bruciata nelle campagne di Cagnano Varano. Ventiquattro, quindi, i minuti di scarto tra la versione fornita dai malviventi e il reale svolgimento dei fatti. Giunti a Lodi, poi, Lombardi e Zino hanno preso parte ad un’asta per l’acquisto di un’auto, ma ci sarebbero rimasti solo per alcuni minuti, per poi spostarsi in un altro paesino nelle vicinanze per effettuare un bonifico per l’acquisto di un’altra auto, già in loro possesso. Il sostituto Gatti, che ha coordinato le indagini, ha ricordato la “forte criticità sugli omicidi di mafia garganica, con 300 fatti di sangue dal 1978 ad oggi, l’80% dei quali continua ad essere irrisolto”.