Usura: 6 arresti a Taranto, tra cui usciere della Prefettura

C’è anche un usciere della Prefettura di Taranto tra i sei arrestati dai Carabinieri nell’operazione Caffè amaro. Usura continuata ed in concorso, abusiva attività finanziaria in danno di privati e liberi professionisti sono i reati cui risponderanno, a vario titolo, Franco D’Alconzo 61 anni pensionato, con precedenti penali specifici; il figlio Giuseppe D’alconzo, unico sottoposto ai domiciliari, 35 anni, titolare dell’omonima agenzia funebre; Angelo Guarino, commerciante di prodotti ittici, con precedenti di polizia, 53 anni; Leonardo Vasco, pensionato, 65 anni; Salvatore Zonile, imbiamnchino, con precedenti di polizia, 49 anni. E Angelo Pavese, l’usciere della Prefettura, risultato dunque assenteista (a quanto pare non solo per l’attività di usura) e risponderà quindi anche di truffa aggravata ai danni dello Stato.

L’indagine è scattata a partire dalla denuncia di una vittima, nell’ottobre del 2016. Un agente di commercio stanco delle continue minacce e vessazioni. Almeno un’altra decina di vittime sono state individuate attraverso le intercettazioni: pensionati, piccoli imprenditori, artigiani. Persone finite sul lastrico a causa della crisi economica. I prestiti andavano dai 1000 ai 15000 euro, per la cui restituzione gli interessi lievitavano fino al 20% mensile.

“Andiamo a prendere un caffè?” era la formula, in codice, per organizzare gli incontri. Da qui il nome dell’operazione. Vittime e usurai si incontravano spesso in bar o in luoghi aperti. Per rafforzare il tono delle minacce, gli strozzini, millantavano di essere vicini a noti gruppi criminali locali: “Una squadra dei Tamburi”, si sente nelle intercettazioni. Appuntavano poi tutte le operazioni su dei pizzini: elenchi di dare e avere con accanto i diminutivi delle vittime. Taccuini ritrovati in fase di perquisizione dai carabinieri. Due manoscritti, oltre a 1800 euro in contanti, sono stati recuperati a casa di Pavese. Complessivamente, il giro d’affari, nell’ambito dell’indagine, ammonta a circa 80mila euro di prestiti. A capo delle indagini il pm Giovanna Cannarile. L’ordinanza è a firma del gip Vilma Gilli.