Venosa. Maltrattamenti a disabili nella struttura dei “Padri Trinitari”. 15 misure cautelari

Dipendenti, medici e un religioso, responsabili, tra l’altro, di ripetuti e violenti maltrattamenti a disabili

Nessun sostegno, anzi chi ne aveva bisogno veniva maltrattato quotidianamente con inaudita violenza. E’ quanto scoperto nell’ambito dell’inchiesta “Riabilitazione invisibile” coordinata dalla Procura della Repubblica di Potenza con indagini delegate al NAS dei Carabinieri del capoluogo lucano. Nell’occhio del ciclone è finita la struttura dei “Padri Trinitari” di Venosa, nel Potentino, convenzionata con il sistema sanitario nazionale e con importanti erogazioni a suo favore per l’assistenza a circa 140 pazienti disabili provenienti anche altre Regioni meridionali, 14 di questi con bisogni specifici perché autistici o con sindrome di down.

Otto persone tra assistenti ed educatori, tutte del comprensorio, sono state arrestate e poste ai domiciliari e due medici sono stati interdetti dalla professione medica. L’accusa è di maltrattamenti. Cinque i divieti di dimora, uno valido anche a Bernalda nei confronti di Padre Angelo Cipollone, salito alla ribalta per la passeggiata a cavallo sul tema dell’inclusione, promossa ogni anno con il sostegno della Regione Basilicata con percorso proprio dalla sede materana dei Padri Trinitari – non coinvolta dall’inchiesta – fino alla cittadina oraziana.

I dettagli sono stati resi noti dal Sostituto Procuratore, Francesco Basentini, il quale ha rilevato le 190 pagine dell’ordinanza, per lo più descrittive degli episodi violenti compiuti sui pazienti: spintone, percosse o abbandono di medici ed infermieri – come evidenziato dalle microspie installate dai militari – intenti al cellulare o giocare a carte.

A stupire anche la presenza nell’organico di persone totalmente inesperte, come nel caso di un ex elettricista, o addirittura di un ex paziente divenuto assistente socio-sanitario, tra gli altri, accusato di omissione sul controllo. A far scattare le indagini, decisiva la denuncia nel 2016 di una mamma, preoccupata su quanto stava accadendo e che ha portato al sequestro delle cartelle cliniche. Da una consulenza tecnica predisposta dalla Procura, inoltre, accertate le precarie condizioni di salute di quanti venivano ricoverati a dispetto della reputazione della struttura, definita d’eccellenza.