Quel tritolo a Gioia del Colle per uccidere il procuratore di Napoli

Attentato commissionato dalla camorra contro Giovanni Colangelo. La solidarietà di Orlando e Legnini. Messaggio di Michele Emiliano

(di Luisa Amenduni e Isabella Maselli) – Mezzo chilo di tritolo per far saltare in aria il procuratore di Napoli, Giovanni Colangelo. E ancora: sopralluoghi della malavita sul tratto fra Napoli e Gioia del Colle, in Puglia, percorso dal magistrato per raggiungere, a Napoli, il luogo di lavoro, gli uffici giudiziari, e a Gioia, la sua casa. L’ipotesi di un possibile attentato al magistrato ha comportato da subito un rafforzamento della scorta per lui e per la sua famiglia.

“Continuerò a fare il mio lavoro al servizio dello Stato, fin quando mi sarà richiesto”, ha detto Colangelo. I camorristi, questa l’ipotesi a cui sta lavorando la Procura Antimafia di Bari che ha aperto un fascicolo per tentato omicidio, avrebbero commissionato l’acquisto dell’esplosivo e forse anche l’esecuzione dell’attentato a pregiudicati baresi.

A questa ricostruzione investigativa gli agenti della Squadra Mobile di Bari, coordinati dal pm Roberto Rossi, sono giunti incrociato i risultati di due diverse indagini. Hanno così sequestrato i 550 grammi di tritolo, nascosti sotto un albero davanti alla tenuta del boss di Gioia del Colle Amilcare Monti Condesnitt, noto trafficante di armi e droga, coinvolto in diverse indagini su presunti rapporti con la camorra.

Gli investigatori baresi hanno poi portato in carcere cinque persone, tra cui Condesnitt, ritenute responsabili di aver acquistato, trasportato, nascosto e detenuto l’esplosivo, e hanno infine collegato la vicenda alle allarmanti rivelazioni di un pentito pugliese legato alla criminalità barese e non appartenente alla Scu come si era invece appreso in un primo momento, fatte alla Dda nelle scorse settimane. Il collaboratore di giustizia avrebbe rivelato di aver saputo da Monti Condesnitt, di cui era amico, delle intenzione dei camorristi sulla sorte del procuratore di Napoli.

Il boss di Gioia del Colle gli avrebbe cioè riferito dei sopralluoghi e dell’attentato da compiersi, probabilmente, proprio a Gioia, dicendosi preoccupato per le conseguenze. Su Monti Condesnitt, però, la Squadra Mobile stava anche indagando nell’ambito di un’altra inchiesta aperta dopo due agguati compiuti nel quartiere San Pio di Bari nell’ambito di contrasti tra i clan locali per il controllo dei traffici illeciti.

Il 27 aprile scorso, quindi, gli indagati per i fatti di sangue baresi vengono intercettati mentre organizzano il trasporto di mezzo chilo di tritolo da Bitonto a Gioia del Colle. L’esplosivo verrà poi sequestrato due giorni dopo – quindi a distanza di un paio di settimane dal momento delle rivelazioni fatte dal pentito – davanti a casa di Monti Condesnitt e, con sospetto che servisse proprio a portare a termine l’attentato pianificato ai danni di Colangelo, la Dda di Bari dispone cinque fermi di urgenza.

Ad avvalorare l’ipotesi degli inquirenti baresi c’è tutto un passato di rapporti accertati fra Monti Condesnitt e la Ccamorra napoletana. Non ultima una condanna a 17 anni e 4 mesi per il boss barese accusato di aver gestito un traffico di droga proveniente dal napoletano e di aver fornito in cambio ai camorristi armi da guerra provenienti dai Balcani.

Numerosi sono stati anche gli interventi di solidarietà espressi nei confronti del Procuratore, a partire dalla “vicinanza e gratitudine” rivolta dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando, e “il sostegno e la stima” da parte del vice presidente del Csm, Giovanni Legnini, fino al messaggio di “fraterna vicinanza” espressa dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che con Colangelo ha lavorato quando era capo della Dda di Bari.