MARTINA FRANCA (TA) – Sta lottando tra la vita e la morte la figlia di un richiedente asilo politico palestinese ospitato nello Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) di Martina Franca.
La bambina, mentre ritornava a casa, all’uscita di scuola nella città di Nablus in Cisgiordania-Palestina, è stata ferita da un colpo d’arma da fuoco sparato da militari israeliani. Il padre, Munir, aveva manifestato il desiderio di ricongiungimento familiare: ipotesi che è venuta meno nel momento in cui la Commissione Territoriale gli ha riconosciuto la sola protezione umanitaria. La vicenda viene resa nota dall’associazione Salam, che si occupa nel tarantino di accoglienza e assistenza ai migranti.
“La legge italiana – precisa la portavoce Antonietta Podda – tutela l’unità del nucleo familiare dei soli beneficiari a cui è stato riconosciuto lo status di ‘rifugiato’ e la ‘protezione sussidiaria’. A Munir quindi è preclusa questa possibilità. Lui e suo fratello, entrambi beneficiari Sprar di Martina Franca hanno infatti ottenuto il riconoscimento della protezione umanitaria. Ma oramai tutti sanno chi sono i palestinesi e perché fuggono”.
L’Associazione Salam “trova quindi quanto mai paradossale che soprattutto oggi in cui assistiamo ad una escalation di violenti scontri tra i Palestinesi e le forze israeliane, ai richiedenti asilo palestinesi non venga riconosciuto lo status di rifugiato politico o una protezione internazionale come quella sussidiaria che si rilascia a chi ha necessità di essere protetto in quanto, se ritornasse nel Paese di origine, andrebbe incontro al rischio di subire un danno grave”.
