Il punto sul presunto caso di malasanità al San Carlo. Il medico intercettato parla alla TGR

Oreste Lo Pomo

Fotogramma dell’intervista al dr. Michele Cavone

POTENZA – Michele Cavone – il medico “intercettato” dal collega Fausto Saponara, a cui stava rivelando che una donna era stata “uccisa deliberatamente” in una sala operatoria della cardiochirurgia dell’ospedale “San Carlo” di Potenza, nel 2013 – “è sereno”, perché non ha “commesso alcun reato: ho solo fatto di tutto per salvare una paziente”.

In un’intervista ad Oreste Lo Pomo per il Tgr Basilicata il chirurgo ha raccontato di “aver dato durante l’intervento un consiglio tecnico per superare la complicanza. Non ho però la certezza – ha ammesso – che seguire quel consiglio tecnico avrebbe prodotto buoni frutti”.

Nel corso dell’intervista, riferendosi al colloquio registrato dal collega, Cavone – che ha spiegato di non essersi accorto di essere registrato – ha detto “di non ricordare con esattezza il periodo nel quale ciò è avvenuto, ma penso che fosse nelle settimane immediatamente successive all’intervento. Per me la pubblicazione – ha proseguito – è stato un fulmine a ciel sereno, perché in questi mesi i miei rapporti con il primario si erano ‘regolamentati'”.

Rispondendo alle domande sulle motivazioni che avrebbero spinto il collega a rendere pubblico il colloquio, il medico ha poi detto che “forse dietro a tutto questo c’è la sua storia personale. Io, come altri, l’ho sempre aiutato, ma non sono io a decidere il destino di un collega”.

Risponde tramite il suo avvocato il presunto autore della “registrazione intercettazione”

Fausto Saponara, il cardiochirurgo individuato quale autore della registrazione della ”confessione” di un suo collega che parlò della ”uccisione deliberata” di una paziente durante un intervento in una sala operatoria dell’ospedale ”San Carlo” di Potenza nel 2013, ”ha tempestivamente adempiuto a tutti gli obblighi per lui scaturenti dalla vicenda: ciò anche attraverso atti formali, tutti a conoscenza dell’azienda”.

Lo ha detto l’avvocato Michele Napoli, difensore di Saponara che, ha aggiunto, ”ha sempre e solo agito nel rispetto del giuramento di Ippocrate ed al solo fine di tutelare la salute dei pazienti”.

Il legale ha spiegato che lo specialista ”ha ottenuto la condanna dell’azienda ospedaliera ‘San Carlo’ per demansionamento consumato in suo danno, col relativo diritto al risarcimento per svariate centinaia di migliaia di euro, in ordine al quale l’azienda ospedaliera sarà certamente chiamata a rispondere dinanzi alla Corte dei Conti”.

Dopo la sentenza – ha continuato Napoli – l’azienda stessa ”ha avviato un procedimento disciplinare nei confronti del dottor Saponara in quanto si sarebbe difeso utilizzando in giudizio documenti che, sempre secondo l’azienda, non potevano essere utilizzati”. Anche contro tale scelta dell’azienda il medico ”è ricorso prontamente all’autorità giudiziaria”.

L’avvocato Napoli, infine, ha precisato che Saponara – sospeso ieri dall’azienda proprio in relazione alla registrazione della confessione del suo collega che raccontava dell’intervento sulla paziente poi morta – ”si tutelerà nelle sedi opportune” contro la sospensione, ”allo stato ancora non comunicata ma annunciata dai mezzi di informazione”.

Flavia Franconi a Radio24

Intanto l’assessore regionale Flavia Franconi ha dichiarato intervenendo alla trasmissione “Effetto giorno” condotta da Simone Spetia su Radio24 ha stimato in 45 giorni il tempo necessario alla Regione Basilicata per avere i risultati dell’inchiesta: “abbiamo chiesto lunedì che il direttore generale facesse un’inchiesta interna, ieri la Regione ha nominato una commissione che sta lavorando insieme agli ispettori del ministero. Appena avremo le risultanze di questa inchiesta prenderemo tutti i provvedimenti del caso”.

“Ci sono sospetti che possa essere avvenuto qualcosa di simile in altre occasioni?” ha chiesto lo speaker alla Franconi: “Noi non abbiamo notizie di questo tipo, ma appena risolto questo problema andremo avanti e cercheremo di indagare. Devo dire però che la classe sanitaria della regione ha operato bene in questi anni”.

I direttori dipartimentali si difendono e accusano gli “avvolti della malasanità”

Il passaggio più significativo di un documento diffuso dal direttori dei dipartimenti dell’azienda ospedaliera ”San Carlo” di Potenza rimarca che “a fronte di un singolo episodio di presunta malasanità, ci sono decine di migliaia di casi reali nei quali la salute e la vita del cittadino sono state tutelate. Ma gli ‘avvoltoi della malasanità’ di questo non tengono assolutamente conto e non si preoccupano del fatto che determinati atteggiamenti non fanno altro che esasperare un rapporto già assai complesso tra la comunità e gli operatori sanitari”.

Secondo i direttori dei dipartimenti, la ”campagna mediatica molto aggressiva” contro l’ospedale potentino ”per un singolo episodio”, ha provocato una ”sovraesposizione mediatica negativa” del personale che ”già ha iniziati a produrre un clima più difficile nella operatività quotidiana. Chi sfrutta tali situazioni per tirare in ballo generiche presunte disfunzioni, interferenze politiche nelle nomine in sanità e quant’altro, bene farebbe a denunciare alle autorità competenti fatti reali di cui fosse a conoscenza. Noi, qui, vogliamo solo rimarcare che il nostro lavoro resta un lavoro importante e complesso, comporta decisioni a volte difficili, urgenti, dolorose, che vi sono dei casi nei quali ognuno dà il meglio di sé ed anche questo non è sufficiente, e che continueremo, come sempre, a fare il nostro dovere fondamentale per il bene della Comunità”.