Operazione Florì. Arresti in un clan di albanesi tra Basilicata, Campania ed Emilia Romagna.

Schermata 2013-04-06 alle 11.51.55Le accuse contestate sono quelle di associazione di associazione a delinquere finalizzata ai furti, alla ricettazione, allo sfruttamento della prostituzione e al tentativo di omicidio.

Gli uomini dell’arma dei Carabinieri hanno tratto in arresto nel corso di una operazione scattata stamattina 15 persone tutte di nazionalità albanese tranne un italiano.

Impegnati circa 200 uomini che hanno effettuato una trentina di perquisizioni nelle province di Potenza, Napoli, Reggio Emilia, Modena e Rimini.

Il gip di Lagonegro Lucia Iodice su richiesta del pm Vittorio Russo ha emesso misure cautelari per l’accusa di associazione a delinquere aggravata dal numero di persone coinvolte (circa una trentina, tra cui alcune espulse dall’ Italia e altre ricercate o che sono tornate in Albania) e dal fatto che abbiano agito armate.

In due casi infatti, a Caivano (Napoli) nel maggio 2012 e a Reggio Emilia nello scorso mese di settembre,  due persone hanno sparato, fortunatamente senza colpire, contro i Carabinieri.

Le indagini sono iniziate nella scorsa primavera, quando alla vigilia di Pasqua un uomo sparò contro un giovane albanese ferendolo gravemente, che stava tentando, insieme ad altri complici un furto nella sua villa a Lauria (Potenza).

Secondo gli investigatori, gli albanesi agivano con il sistema delle “batterie”, in modo itinerante, facendo numerosi furti in pochi giorni in ville o appartamenti rubandosoprattutto contanti, oro, oggetti preziosi e materiale informatico in una determinata zona dell’Italia (in particolare nel Lagonegrese, in Basilicata, e a Reggio Emilia) prima di trasferirsi altrove.

La refurtiva veniva poi venduta ad altri gruppi specializzati nella ricettazione, e i proventi utilizzati per sovvenzionare bande criminali operanti in Italia e in Albania.

L’italiano arrestato è accusato di sfruttamento della prostituzione nella zona di Caivano di alcune donne albanesi e di altre nazioni dell’Est Europa. Nel corso delle indagini sono stati effettuati anche dieci arresti in flagranza di reato e sequestrati contanti, oro e strumenti informatici “di provenienza furtiva”.