Ex Ilva, confronto tra Flacks Group e Jindal Steel International: nodo occupazione e sostenibilità industriale
Entra in una fase operativa il processo di valutazione delle offerte per l’acquisizione dell’ex Ilva, con i commissari straordinari impegnati nell’analisi comparativa delle proposte presentate dal fondo statunitense Flacks Group e dal gruppo siderurgico indiano Jindal Steel International. Due piani industriali strutturalmente differenti, che delineano scenari divergenti in termini di capacità produttiva, investimenti e gestione della forza lavoro.
La proposta di Jindal prevede una transizione graduale verso un modello produttivo basato su tecnologia elettrica. In una prima fase, fino al 2030, verrebbero mantenuti in funzione due altiforni – a fronte di un assetto attuale già ridotto – per una produzione stimata in circa 4 milioni di tonnellate annue. Successivamente, il piano contempla la completa dismissione degli impianti a ciclo integrale e l’introduzione di un forno elettrico con capacità pari a 2 milioni di tonnellate. Il raggiungimento della soglia autorizzata di 6 milioni sarebbe garantito attraverso l’importazione di bramme prodotte in Oman, in un sistema integrato con impianti DRI e forni elettrici esteri.
Tale configurazione consentirebbe la continuità operativa delle linee a valle nei poli di Taranto, Genova, Novi Ligure e Racconigi, ma presenta rilevanti criticità sul piano occupazionale, con una riduzione stimata degli addetti fino a circa 4.000–4.500 unità rispetto agli attuali livelli.
Di segno opposto l’impostazione di Flacks Group, che propone il mantenimento di una produzione annua di 6 milioni di tonnellate interamente concentrata sul sito di Taranto, accompagnata da un piano di investimenti più consistente, pari a circa 5 miliardi di euro, e da una salvaguardia occupazionale fino a 8.500 lavoratori diretti.
Permangono tuttavia elementi di incertezza sulla solidità finanziaria dell’offerta statunitense. I commissari hanno richiesto integrazioni documentali, in particolare sulle modalità di funding dell’operazione e sulla sostenibilità economico-finanziaria degli interventi, inclusi quelli legati alla bonifica ambientale e alla riconversione tecnologica.
Il confronto resta quindi aperto e ad alta complessità, in un equilibrio delicato tra rilancio industriale, decarbonizzazione del ciclo produttivo e tutela dei livelli occupazionali.

