Puglia, oltre 27mila colf e badanti nel 2024. Domina: lavoro ancora troppo sommerso

Il 7° rapporto dell’osservatorio Domina fotografa il settore. Cala il numero degli addetti, forte presenza femminile e spesa annua da 206 milioni di euro.

In Puglia nel 2024 i lavoratori domestici regolarmente registrati sono 27.355. I dati emergono dal settimo rapporto annuale sul lavoro domestico curato dall’osservatorio Domina, Associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico.

Le colf rappresentano il 52,1% del totale, le badanti il restante 47,9%. Nell’ultimo triennio si registra un calo complessivo, più marcato tra le colf, diminuite del 20,8%, rispetto alle badanti, in flessione del 15,2%. Il settore resta fortemente femminile, con l’88,9% di lavoratrici. Gli italiani costituiscono la quota più numerosa, pari al 55,6%, seguiti dai lavoratori provenienti dall’Asia con il 21,3% e dall’Est Europa con il 17%.

Secondo il report, l’età media dei datori di lavoro è di 71 anni. Le donne sono il 59,7%, contro il 40,3% di uomini, dei quali il 17,8% è classificato come grande invalido. Il 20,6% dei lavoratori dichiara di convivere con il datore di lavoro. Nel 2024 la spesa sostenuta dalle famiglie pugliesi per il lavoro domestico ha raggiunto i 206 milioni di euro.

La distribuzione territoriale vede una forte concentrazione nelle province di Bari e Lecce, che insieme raccolgono circa il 70% delle colf e il 60% delle badanti. In rapporto alla popolazione, Lecce è la provincia con più colf, sei ogni mille abitanti, contro una media regionale di 3,7. Bari registra invece il numero più alto di badanti, con 5,6 ogni 100 anziani, rispetto a una media pugliese di 4,7.

Resta centrale il nodo dell’irregolarità. “L’elevato livello di lavoro sommerso continua a rappresentare uno dei principali ostacoli allo sviluppo di un mercato equo e sostenibile”, afferma Lorenzo Gasparrini, segretario generale di Domina. Secondo l’associazione, molte famiglie, per contenere i costi, ricorrono ancora al lavoro irregolare, con rischi legali ed economici e senza tutele per i lavoratori.

Domina propone alcune misure strutturali, tra cui un meccanismo di cashback sui contributi INPS, il trasferimento parziale e differito di una mensilità di Naspi come incentivo all’assunzione stabile e una detrazione fiscale del 10% dei costi sostenuti per il lavoro domestico.