Calo produzione Stellantis nel primo trimestre 2024

Forte riduzione della produzione a Melfi, con focus sulla transizione ecologica

Nel primo trimestre 2024, la produzione di Stellantis registra un calo del 9,8%. Solo gli stabilimenti di Pomigliano e Atessa mostrano segni positivi. A Melfi, la produzione scende drasticamente in attesa della nuova gamma elettrica.

La produzione di Stellantis ha evidenziato un sensibile calo nel primo trimestre del 2024, con un decremento del 9,8% rispetto all’anno precedente, attestandosi a 170.415 veicoli. Un dato che si allontana dall’obiettivo del milione di veicoli e che segna un’inversione di tendenza dopo due anni di crescita. In particolare, la produzione di autovetture ha subito una flessione del 23,8%, mentre quella dei veicoli commerciali ha registrato un incremento del 28,5%.

Il segretario generale della Fim Cisl, Ferdinando Uliano, durante la conferenza stampa tenutasi a Torino, ha messo in evidenza come, a eccezione degli stabilimenti di Pomigliano d’Arco e Atessa, tutti gli altri impianti abbiano ridotto drasticamente la produzione. In particolare, lo stabilimento di Melfi ha risentito fortemente di questa contrazione, con un calo produttivo del 50,7% rispetto al primo trimestre 2023, risultando lo stabilimento più colpito.

La transizione verso i nuovi modelli elettrici rappresenta una delle cause principali di questa flessione. Melfi si appresta infatti a ospitare la produzione di cinque nuovi modelli multibrand completamente elettrici sulla piattaforma Bev STLA Medium, previsti per il lancio entro il 2026. Questa fase di transizione ha comportato l’introduzione di un nuovo Contratto di Solidarietà fino al 4 agosto 2024, a testimonianza della complessità del momento.

Estratti dati report

La direzione Stellantis ha delineato il cronoprogramma delle nuove produzioni, assicurando che la capacità produttiva a regime dei nuovi modelli elettrici sarà in grado di saturare l’impianto. Tuttavia, la sfida occupazionale rimane alta, con la necessità di garantire la tutela dei lavoratori sia nello stabilimento che nell’indotto, che attualmente conta circa 3.000 dipendenti.

La Fim Cisl sta operando a livello istituzionale per ottenere garanzie che mitigino gli impatti occupazionali di questa transizione, sottolineando l’importanza di supportare le aziende fornitrici nel loro aggiornamento tecnologico e nella transizione verso le nuove produzioni. In questo quadro di incertezza, l’attenzione si concentra sull’accordo di programma e sulle misure a sostegno delle aree di crisi complessa, per attrarre nuovi investimenti e tutelare l’occupazione a Melfi e nel suo comprensorio.