Stellantis, al Mimit l’incontro con il ministro Urso: focus sull’impianto di Melfi

Si è tenuto questa mattina a Palazzo Piacentini, sede del Mimit, il primo incontro per l’analisi degli stabilimenti produttivi di Stellantis in Italia, focalizzato sull’impianto di Melfi (Basilicata). Il tavolo, presieduto dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha visto la partecipazione del presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, dei rappresentanti dell’azienda, dell’Anfia (Associazione Nazionale Filiera Italiana Automotive) e delle organizzazioni sindacali. Così il Mimit in una nota. Gli incontri fanno seguito alla prima fase del Tavolo Stellantis che si è focalizzata sulle attività di cinque gruppi di lavoro (Volumi produttivi e mercato; Competitività ed efficientamento plants; Ricerca, sviluppo e innovazione; Supply chain; Occupazione e formazione). Ora si apre una seconda fase riguardante l’analisi stabilimento per stabilimento. “Era importante partire dal sito di Melfi per via della sua strategicità produttiva, con una significativa filiera strettamente legato all’impianto lucano”, ha sottolineato Urso, che ha poi evidenziato che “il gruppo ha confermato al tavolo odierno la sua intenzione di realizzare 5 modelli full electric nel sito, impegno che lo stesso Tavares prese proprio al Mimit. Ora attendiamo che questo impegno si tramuti in progetti concreti”.

“Voglio ringraziare il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, per la volontà di realizzare un piano di incentivi per l’innovazione e un piano di incentivi per l’auto. Il primo incontro dedicato a Melfi che oggi non ha visto la partecipazione di Stellantis per la policy aziendale legata al periodo di campagna elettorale, ha visto il ministro Urso ribadire la volontà di almeno un milione di veicoli prodotti nel nostro Paese e il Gruppo intenzionato a produrre cinque nuovi modelli nel sito di Melfi”: lo ha detto il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, commentando l’esito dell’incontro. “Saremo al fianco dei sindacati – ha aggiunto – che giustamente chiedono rassicurazioni per tutti i lavoratori dell’indotto. Sappiamo bene che è una trattativa complessa perché Stellantis agisce in regime di monopolio. A meno di ripensamenti dell’Europa, al momento il piano industriale è indirizzato all’elettrico e nell’incertezza sugli scenari futuri ad oggi la Regione è fortemente impegnata nel mettere in atto più iniziative possibili per far sì che i lavoratori che perdono il lavoro ne possano trovarne un altro. Al via dal 16 aprile prossimo, le candidature per nuove iniziative imprenditoriali. Siamo all’inizio di un percorso, perché a metà giugno avremo maggiore contezza circa l’efficacia delle risorse messe a disposizione, 20 milioni, per attrarre nuovi investimenti”, ha concluso.

“Cinque anni di totale inerzia e disinteresse su un tema cruciale per il presente e il futuro della Basilicata. Vito Bardi ha partecipato al tavolo che si è svolto oggi a Roma, ma la presenza non salva certo la sua ‘pagella'”: è il giudizio di Piero Marrese, candidato alla presidenza della Regione per il centrosinistra. “Il presidente della Regione Basilicata e la sua maggioranza hanno avuto un lustro a disposizione per incidere sulla vicenda Stellantis, ma non hanno saputo fare nient’altro che assistere passivamente alle decisioni dell’azienda. Quello di oggi, infatti, è un tardivo interessamento per il tema, tenuto conto che Bardi non ha mai avuto alcun peso nella vicenda sia nei confronti del governo nazionale che in merito alle politiche e al piano industriale di Stellantis. A ciò si aggiunga la totale assenza di una sia pur minima politica per l’indotto e, in generale, per l’area industriale federiciana. In cinque anni, infatti, non ricordiamo alcun bando in favore delle imprese. Per converso, Bardi e soci si sono limitati ad esultare per l’individuazione di Melfi quale area di crisi complessa: la Basilicata merita di più, anche tenendo conto che finanche in Consiglio regionale la questione è stata affrontata solo grazie alla richiesta di un’assemblea straordinaria pervenuta dalle minoranze e che le numerose interrogazioni presentate dai consiglieri di opposizione sono risultate puntualmente inevase.

“Il comportamento dell’azienda è irresponsabile socialmente, oggi sullo stabilimento di Melfi non abbiamo avuto nessuna risposta, né sulle garanzie dello stabilimento rispetto alla messa in produzione dei 5 modelli elettrici previsti, né tantomeno sulle soluzioni che riguarderanno i lavoratori dell’indotto e della componentistica che rischiano di perdere la propria occupazione”. Lo ha detto il leader della Fiom, Michele De Palma, dopo il tavolo al Mimit con Stellantis sullo stabilimento di Melfi. “Ci saranno i prossimi incontri ma credo che ormai sia chiaro che senza l’a.d (Tavares ndr) questa discussione non va da nessuna parte”, ha sottolineato il leader sindacale, chiedendo a Carlos Tavares di “venire in Italia per il rispetto della dignità di questo Paese, dei lavoratori di questo Paese e della storia industriale di questo Paese”.

“Siamo soddisfatti della conferma dei cinque modelli da parte di Stellantis a Melfi sulla futura piattaforma medium, ma chiediamo che una parte di questi sia ibrida giacché i full electric stentano ad imporsi sul mercato. Inoltre chiediamo tutele per i lavoratori dell’indotto, vale a dire della componentistica, dei servizi e della logistica, che a ben vedere sono i più esposti ai rischi occupazionali”. Lo dichiarano Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm responsabile del settore auto, Vincenzo Tortorelli, segretario generale Uil Basilicata, e Marco Lomio, segretario generale Uilm Basilicata, al termine dell’incontro. “Per la fabbrica Stellantis di Melfi – spiegano Ficco, Tortorelli e Lomio – abbiamo accolto con sollievo la conferma dei cinque modelli sulla futura piattaforma medium, ma chiediamo che si prenda in considerazione la possibilità di produrre anche vetture ibride e quindi non di focalizzarsi esclusivamente sul full electric. A detta di Stellantis la capacita iniziale dello stabilimento sarà pari a 40 vetture per ora, ossia a 260.000 vetture anno, ma un numero del genere sarebbe difficile raggiungerlo con vetture esclusivamente elettriche, che stanno facendo molta fatica ad imporsi fra i consumatori, tanto da indurre ad un approccio più equilibrato e gradualista perfino la politica europea. Per le stesse ragioni chiediamo di prorogare al massimo la produzione degli attuali modelli con motorizzazioni più tradizionali”. “Resta in ogni caso da affrontare il problema più drammatico – affermano i sindacalisti della Uilm e della Uil – che è quello dei lavoratori dell’indotto, che ammontano a circa 4.000 persone a fronte di circa 5.500 dipendenti diretti di Stellantis. Ebbene per loro chiediamo meccanismi di passaggio dalle imprese che perdono le commesse a quelle che le vincono o che le reinternalizzano, nonché più specificamente a Stellantis un atteggiamento di responsabilità sociale verso un tessuto industriale che è mono committente.

“Confermati a Melfi 5 modelli full elettrici, ma resta l’incognita sulla capacità di saturazione degli impianti e dell’indotto”. Così il leader della Fim, Ferdinando Uliano. L’azienda, ha riferito la Fim, ha ricordato come il gruppo abbia installato a Melfi la piattaforma Stella Medium (per le produzioni dei segmenti C e D), una piattaforma estremamente flessibile, confermando la produzione di 5 vetture multibrand full electric a Melfi. L’implementazione dei primi modelli è già in corso, il primo modello sarà legato al brand DS e tutti e 5 i modelli avranno una calendarizzazione che si dipanerà nei prossimi 2 anni, entro 2026. Come capacità produttiva inziale si pensa a circa 40 vetture ad ora, per un totale di 260mila vetture anno che dovrebbero saturare l’impianto. Per quanto riguarda le attuali produzioni, la 500 X continuerà fino prima metà 2025, mentre la Jeep Renegade si protrarrà fino al 2026. Uliano ha sottolineato come Melfi rappresenti un unicum rispetto agli altri stabilimenti italiani, in particolare per il sistema dell’indotto che ruota esclusivamente intorno al sito produttivo di Stellantis che complessivamente impiega circa 9 mila lavoratori tra diretti (5675) e indiretti. Uliano ha poi ricordato come lo stabilimento di Melfi oggi produca 170mila unità, circa la metà di quelle che si producevano sette anni fa.

“‘L’Ugl Metalmeccanici ha chiesto di puntare con i 5 modelli elettrificati su Melfi per garantire i circa 5.500 lavoratori dello stabilimento lucano. La transizione ormai è avviata e il governo ha garantito il primo anno di incentivi per la somma di circa 950 milioni di euro”. La posizione del segretario nazionale Ugl Metalmeccanici, Antonio Spera, che oggi ha partecipato, insieme al segretario dell’Ugl Potenza, Giuseppe Palumbo, e alla segretaria dell’Ugl Basilicata, Florence Costanzo, al primo degli incontri programmati in settimana con Stellantis al Mimit. “Un altro punto fondamentale da chiarire e da risolvere per Melfi, come da noi sottolineato nell’incontro odierno, riguarda i 4.000 dipendenti dell’indotto che dovranno avere risposte necessariamente concrete”. “L’indotto, nella fase di transizione in atto, è importante e, quindi, va garantito. Non possiamo permetterci di perdere le competenze che hanno permesso negli anni allo stabilimento di produrre importanti volumi per il gruppo Fiat”, conclude Spera.

Gli incontri proseguiranno domani con il focus sul sito di Mirafiori, seguirà, il 4 aprile l’analisi dello stabilimento di Atessa.