Settimana di fuoco per l’ex Ilva di Taranto: domani alle 13:00 incontro al Governo e, il 28, lo sciopero di 24 ore. Sindacati sul piede di guerra per una vertenza che rischia di portare al collasso la città. Spunta intanto il manifesto “anti Morselli”
E’ la vigilia dell’incontro al Governo sulla situazione di Acciaierie d’Italia. Convocazione giunta dal sottosegretario Mantovano dopo l’annuncio dei sindacati dello sciopero di 24 ore, al momento confermato, per il 28 settembre. Data di un roadshow commerciale nello stabilimento tarantino. Non è contro l’eventuale cliente la protesta, sottolineano i metalmeccanici, ma piuttosto per tentare di difendere l’impianto, spiegano, ormai privo di manutenzione ordinaria e straordinaria; e contro l’azienda che non tutela la sicurezza ne’ la dignità dei lavoratori, nonostante i famosi 650 milioni, giunti ma non ancora impiegati, per il rilancio dello stabilimento, per il pagamento per le fatture scadute, per l’ambientalizzazione. Il tutto mentre permane l’impiego massiccio di ammortizzatori sociali, sulle spalle delle 20mila famiglie dell’ex Ilva, tra dipendenti diretti in Acciaierie d’Italia, di Ilva in as e dell’indotto. In sintesi, è questa la posizione dei sindacati di categoria, autori anche del manifesto spuntato in città, in via Minniti. Un 6×3 a dir poco eloquente, con tanto di medaglia per la “peggiore gestione di sempre” all’amministratore delegato, Lucia Morselli. Segno della forte delusione. La stessa, manifestata nei riguardi del Presidente di Acciaierie d’Italia, Franco Bernabè, per le dichiarazioni dei giorni scorsi “La situazione dell’ex Ilva è grave”, aveva detto aggiungento che “lo sa la premier Meloni, lo sanno i ministri Fitto e Urso. Senza investimenti non c’è futuro”. Una rassicurazione, intanto, pare giunga sulla garanzia che Arcelor Mittal, l’investitore indiano parte della compagine societaria con lo Stato, non lascerà l’azienda ma aprirebbe a una nuova intesa per la tenuta aziendale.
