Il consumo di carne in Basilicata: tra dati e sensibilità del mercato

Una contrazione nel consumo di carni e un invito al riconoscimento della provenienza locale emerge dal report della Cia Agricoltori

I dati sono chiari e forniscono uno spaccato interessante sulle abitudini alimentari dei lucani. Ogni abitante della Basilicata consuma annualmente circa 75 chili di carne, con il suino che rappresenta quasi la metà di questa quantità, ovvero 33 chili. Queste cifre sono state rilevate da un report redatto dalla Cia Agricoltori, aggiornato al 2021. Tuttavia, non tutte le notizie sono positive: nel corso dell’ultimo anno si è registrata una contrazione sensibile del consumo, oscillando tra il 20 e il 25%.

Ma andando oltre la carne di maiale, è importante notare come il panorama zootecnico lucano presenti altri dati significativi. Alla fine del 2022, la Basilicata contava un totale di 220.000 capi ovi-caprini, con una decrescita negli ultimi cinque anni di 60.000 capi. Nel dettaglio, gli ovini ammontavano a circa 180.000, mentre i caprini superavano di poco i 41.000. In termini di strutture, le aziende zootecniche che si occupano di allevamenti ovi-caprini sono 2.475, con 1.175 di queste che vantano un numero di capi superiore a 50. Di queste, 500 allevano più di 100 capi e 800 superano i 70 capi.

Fronte etichettatura e provenienza, la Cia sottolinea l’importanza della trasparenza. La confederazione agricoltori lucana ha esortato i consumatori ad acquistare carni di provenienza locale, prestando attenzione ai prezzi e alle etichette. La chiarezza nella provenienza degli alimenti, afferma la Cia, è fondamentale per garantire la tutela dei consumatori e dei produttori. Pertanto, l’attenzione deve essere posta non solo sulla qualità della carne, ma anche sui controlli lungo l’intera filiera, dal momento dell’allevamento fino alla vendita al dettaglio nei supermercati.