Uil e Uilcom preoccupate per il futuro di Tim in Basilicata

I segretari regionali Uil Vincenzo Tortorelli e Uilcom Giovanni Letterelli esprimono le loro preoccupazioni riguardo al futuro di Tim in Basilicata e chiedono un confronto con la Premier Meloni.

Secondo i sindacalisti, il settore delle telecomunicazioni è strategico per lo sviluppo economico e sociale del Paese, e la riduzione dei posti di lavoro nel settore TLC nella regione sta causando gravi problemi economici e sociali. Le aziende storiche come Tim e Sielte, infatti, da anni fanno ricorso agli ammortizzatori sociali, e insieme a microimprese locali non contano più di un migliaio di addetti.

Inoltre, le aziende operanti nel settore che non applicano il CCNL TLC, come Tiscanet e Delta Impianti, si distinguono per una condizione di lavoro iniqua, privando i lavoratori dell’erogazione del salario con puntualità e senza garanzie e tutele assicurative previste dal CCNL di riferimento.

I segretari Uil e Uilcom sottolineano che la vicenda del gruppo Tim ha subito molti cambiamenti di governance nel corso degli anni, con quattro amministratori delegati dal 2015 al 2021, i primi tre dei quali hanno lasciato molta amarezza e delusione nel mondo sindacale. Tuttavia, durante la conduzione di Gubitosi, è stato reintrodotto un secondo livello di contrattazione degno di questo nome, con interventi sugli inquadramenti e sul consolidamento-orari che non si realizzavano dal 2008.

Infine, i sindacalisti invitano il Premier Meloni a convocare il Sindacato e ad ascoltare le loro preoccupazioni e la loro visione sul futuro di Tim e su ciò che potrebbe scaturire per la tenuta occupazionale dalle scelte sbagliate. L’Italia ha bisogno di una rete funzionale alle aspettative di un Paese come il nostro, ma allo stesso tempo, pensiamo che si possano trovare soluzioni migliori per garantire gli investimenti, senza svendere ricorrendo a “fondi speculativi” che certamente non hanno come primo obiettivo quello della salvaguardia dei livelli occupazionali.