Il Governo lavora al decreto contro il caro bollette

Il governo lavora al decreto contro il caro bollette in vista del Consiglio dei Ministri di domani, venerdì 18 febbraio

A Palazzo Chigi incontro dell’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi insieme al sottosegretario Garofoli e ai ministri delle Finanze, Daniele Franco e della Transizione Ecologica Roberto Cingolani. All’ordine del giorno le strategie necessarie ad aumentare la produzione nazionale.

L’incontro che mira a sbloccare la spinosa questione del caro bollette, si è svolto mercoledì mattina. E’ stato Il Sole 24 Ore a darne notizia dopo aver intercettato l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi all’uscita da Palazzo Chigi.

L’Ad avrebbe incontrato gli esponenti dell’esecutivo maggiormente impegnati a trovare una soluzione di alleggerimento degli effetti dei nuovi aumenti di luce e gas, in modo da arrivare preparati al Consiglio dei Ministri di venerdì e varare il relativo decreto tanto atteso da imprese e famiglie.

Insieme alla posta economica necessaria nell’immediato occorre anche guardare al medio lungo periodo con l’incremento della produzione interna di gas, quasi raddoppiandola calcolano sul quotidiano economico da “3,34 ad almeno 7 miliardi di metri cubi l’anno”.

L’obiettivo del capo del Governo, rappresentato all’incontro dal sottosegretario Garofoli – Draghi era in visita ai laboratori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare al Gran Sasso – è certamente quello di sbloccare “il più rapidamente possibile giacimenti da tempo in stand by per via dei veti incrociati dei precedenti governi con la moratoria no-triv e delle comunità locali e per avviare nuovi pozzi, dall’Adriatico al canale di Sicilia”.

In questo contesto riveste una importanza cruciale il nuovo piano per le trivelle, (Pitesai) pubblicato nei giorni scorsi dal Mite e che tanto sta animando le discussioni dei No Triv territoriali. Anche se a onor del vero, pur con motivazioni diverse, un coro di critiche si è levato dagli operatori secondo i quali il Pitesai “si muoverebbe in direzione totalmente contraria rispetto alla via che l’esecutivo intende battere con il nuovo decreto”.