Lavoro, emergenza a Bari: 3mila posti a rischio

A Bari è emergenza lavoro. Se da un lato la zona industriale del capoluogo pugliese sta attirando sempre più investimenti da aperte di gruppi internazionali, dall’altro i dati parlano di disoccupazione e di 39 vertenze sindacali in piedi.

In tutta l’area metropolitana sono circa 50mila i disoccupati, 3mila i posti di lavoro a rischio, nonostante un aumento del Pil in Puglia del 6,4%.

A convincere i sindacati a convocare una manifestazione a Bari è stato il licenziamento collettivo per i 78 dipendenti dello stabilimento ex Brsi di Bitritto, arrivato dopo il blocco dei giorni scorsi del loro trasferimento a Catania deciso dal giudice del lavoro. È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

In piazza, insieme a centinaia di lavoratori coinvolti in queste vertenze, le segreterie provinciali e regionali di Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto alle istituzioni di governare la transizione mettendo al centro l’occupazione e hanno dato i numeri di questa emergenza.

“Bosch con 700 dipendenti, Magneti Marelli con 500 dipendenti, Baritech con 150”: a elencare i numeri è Franco Busto, segretario generale Uil Puglia. A questi poi si aggiungono i lavoratori dell’ex Palace Hotel, quelli dell’ex Brsi, ancora i dipendenti di Natuzzi, dell’ex OM, di Saicaf. Un elenco che però non si conclude qui.

“Non abbiamo più voglia di subire i numeri drammatici sulla perdita dei posti di lavoro, vogliamo lanciare un nuovo protagonismo su questo territorio e un patto sociale per il lavoro” ha detto poi dal palco Gigia Bucci, segretaria generale Cgil Bari.

Poi, il riferimento al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza affinché sia un’opportunità e non un’occasione mancata: “Abbiamo bisogno di capire come verranno gestite le risorse del Pnrr – ha infatti aggiunto Giuseppe Boccuzzi, segretario Cisl Bari – affinché si incanalino verso investimenti duraturi, efficaci e strategici che possano dare più occupazione”.