I dati di Save the Children sulla povertà educativa minorile in Puglia e Basilicata

Il quadro che emerge dalla 12esima edizione dell’Atlante dell’infanzia a rischio in Italia 2021 (si intitola “Il futuro è già qui”) di Save The Children, diffuso a pochi giorni dalla Giornata Mondiale dell’Infanzia e dell’Adolescenza, spinge a denunciare in Italia un “rischio di estinzione” per l’infanzia e chiede “un urgente un cambio di rotta a partire dal Pnrr”.

Il quadro più fosco riguarda diverse regioni meridionali, in particolare la Basilicata dove “la fotografia dell’infanzia non è delle migliori” dal momento che ben il 34% dei minori vive in condizioni di povertà relativa. L’incidenza nella regione pugliese è decisamente migliore, ma comunque di ben 9 punti al di sotto della media italiana (29,2 % vs 20,4%).

Piuttosto sembra preoccupante, sempre per la Puglia un altro dato, quello relativo agli “Early School Leavers”, indicatore europeo che misura la percentuale di giovani 18-24enni che non studiano e non hanno concluso il ciclo, qui la percentuale è tra le più alte d’Italia (15,6%) in Basilicata è del 10% (media nazionale del 13%, europea del 9,9%) e i Neet (giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano, non studiano e non sono inseriti in alcun percorso di formazione) che in Puglia sono il 29,4 % e in Basilicata il 26,3%, percentuali poco più alte della media nazionale (23,3%) ma nettamente superiori a quella europea (13,7%).

Nell’Atlante è poi sottolineato che “le diseguaglianze e la povertà educativa si sperimentano sin dalla primissima infanzia” Sotto le medie nazionali entrambe le regioni anche rispetto al numero di bambini che usufruisce di asili nido o servizi integrativi per l’infanzia finanziati dai Comuni, dato ben al di sotto del 14,7% anche come spesa media pro capite (per ogni bambino sotto i tre anni) nei Comuni pugliesi ammonta infatti a 408 euro ciascuno, per un bimbo lucano è ancora più bassa, vale a dire 293 euro ciascuno.

Anche crescendo, le disuguaglianze non spariscono: in Italia solo il 36,3% delle classi della scuola primaria usufruisce del tempo pieno, con forti disparità sul territorio: la situazione in quasi tutte le province pugliesi è ben al di sotto della media ad eccezione della BAT (dove il dato non è disponibile) quasi tutte sono tra il 14 e il 24 %. Va meglio nel brindisino dove come per la provincia di Matera in Basilicata, il numero percentuale delle ore di tempo pieno, rientra in una forbice tra il 26 e il 38 %, nella provincia di Potenza si arriva a ben il 60%.

Anche per le mense scolastiche, le disparità si notano, basta guardare i colori della mappa. Anche in questo caso le saltano all’occhio tutte le province pugliesi, meglio quelle lucane anche se Matera si ferma al 33,8% la percentuale di chi ne usufruisce, a Potenza segna un 57,4%.

Altro allarme rosso riguarda la situazione relativa ai “cali di apprendimento e divari” evidenti nell’analisi degli ultimi test Invalsi, su cui pesano fortemente i mesi di chiusura delle scuole durante la pandemia.

“La dispersione implicita, ovvero il mancato raggiungimento del livello sufficiente in tutte le prove, in Italia è in media del 10% nell’ultimo anno delle scuole superiori, con significative variazioni su scala regionale. In Basilicata, in provincia di Matera la dispersione implicita raggiungeva il 13,5%, in quella di Potenza il 13,7%”.

Particolarmente scarsa in tutte le province della Puglia dove oltre la metà dei diplomandi era assente alle prove (tranne Lecce con il 35%) le scuole non sono riuscite ad organizzare lo svolgimento corretto delle prove, oppure molti studenti non sono stati adeguatamente coinvolti nella didattica durante l’anno e si sono autoesclusi.