Basilicata, Petrolio: le vertenze dell’indotto Eni sui tavoli regionali

L’Eni torni a rispettare il Patto di sito, sottoscritto lo scorso Maggio. E’ il messaggio contenuto in una lettera-appello di Giovanni Galgano della Uilm al presidente Vito Bardi, in una settimana decisiva per le sorti di molti lavoratori dell’indotto, le cui vertenze, proprio in queste ore tornano sui tavoli regionali. Il sindacato chiama l’azienda ad un’operazione trasparenza, senza sottrarsi agli accordi del Patto di sito. “Eni – denuncia Galgano – ha invece cambiato pelle e ciò probabilmente dopo aver colto debolezze o negligenze di “alcuni” o peggio di lobbies o poteri forti che hanno svenduto e che svendono attraverso il “non fare”, o il “fare telecomandato”, il futuro della Regione e delle nostre comunità locali”. Il sindacato chiede, all’Eni e alla politica lucana, chiarezza e investimenti per garantire la tutela dei posti di lavoro e “un futuro, semmai senza petrolio, ma strutturato all’interno della cosiddetta transizione energetica/mobilità/dal fossile al non fossile, e dunque al non-oil, una rivoluzione che non può prescindere da una programmazione strutturata, per poter gestire il “flusso occupazionale”. Al Centro Oli si assiste invece ad “una macelleria sociale”, incalza Galgano che a Bardi sottolinea i numeri delle vertenze e degli esuberi: “18 lavoratori Ex Caruso, 42 nella Maersk e 50 Italfluid senza contare i molti altri lavoratori, ormai nel dimenticatoio, oltre alle diverse crisi in atto in altre società. Insomma 120 lavoratori circa potranno o hanno già perso il posto di lavoro. Una ecatombe sociale per il nostro territorio a cui tutti abbiamo il dovere di dare una risposta”. Si chiede infine conto delle promesse dell’amministratore delegato De Scalzi, il quale qualche mese fa dichiarò “ingenti investimenti per la Val d’Agri attraverso il progetto Energy Valley”, di cui oggi non si sa nulla.