Indotto di Melfi in protesta, mercoledì e giovedì stato di agitazione

“Non c’è più tempo”. E’ l’allarme lanciato dai lavoratori dell’indotto di Melfi che tornano in stato di agitazione

Mercoledì e giovedì si riuniranno in assemblea con presidi nei luoghi di lavoro. Gli operai denunciano una condizione di precarietà dovuta al massiccio utilizzo degli ammortizzatori sociali nonostante gli investimenti previsti sul sito lucano per la realizzazione di quattro vetture elettriche per il 2024.

“Inoltre – sottolineano dalla – Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm – la competizione tra le azienda per confermare l’acquisizione del contratto con il committente si traduce nella riduzione dei costi, e quindi nel peggioramento delle condizioni di lavoro e di salario”.

Al contrario i sindacati chiedono maggiori investimenti in innovazione e tecnologia , il coinvolgimento delle maestranze per la garanzia del mantenimento occupazionale, salariale e per il miglioramento delle condizioni di lavoro e di sicurezza sui luoghi di lavoro.

Non più rinviabile, poi, il confronto con il governo nazionale per garantire e accrescere l’occupazione nel settore.
L’automotive – concludono i sindacati- è al centro di un processo di cambiamento strutturale, innescato dall’avanzare della digitalizzazione, dell’automazione e delle nuove tecnologie nei sistemi produttivi, della risposta alle questioni della sostenibilità ambientale e del cambio climatico e di mercato.

Le conseguenze della pandemia da Covid-19 hanno accelerato e accentuato le ragioni del cambiamento e richiedono l’impegno di tutti i soggetti interessati – le imprese, i lavoratori, le autorità politiche e di governo – per una trasformazione dell’intero settore e per affermare una nuova idea di mobilità.