Agricoltura, crisi del grano duro: serve più trasparenza

Trasparenza e chiarezza nelle etichette: la pasta 100% italiana deve essere prodotta non con grano estero

Sotto l’occhio del ciclone, l’aumento del costo del grano duro. Dopo le denunce avanzate nelle ultime settimane da parte della Cia Agricolturi Puglia, anche il presidente nazionale del Gruppo di interesse economico, il lucano Leonardo Moscaritolo, denunciata la situazione.
Sul mercato pesano tre fattori: la diminuzione di produzione italiana, la crescita di importazione di grani esteri (oltre lo spagnolo, canadese, statunitense ed australiano) e la bassa redditività per i produttori.
In Italia – dichiara il presidente – la produzione prevista era di circa 4 milioni di tonnellate, invece il raccolto sembra essere inferiore di circa 200.000 tonnellate. A livello mondiale c’è molta attesa per le produzioni canadesi, ma la siccità potrebbe portare un significativo calo delle rese.
Altro fattore negativo è rappresentato dai troppi passaggi commerciali. Più se ne fanno, meno è la trasparenza e più forti sono le speculazioni. Per evitare l’insorgere di questo tipo di situazione, serve un processo di modernizzazione dell’intera filiera.
Il frumento duro coltivato in Italia – continua Moscaritolo – dovrebbe garantire un valore aggiunto superiore: quello della trasparenza. Il presidente ha evidenziato come negli ultimi anni la pasta viene realizzata con miscele di grano duro di diversa provenienza. Un tema, quello della trasparenza, che deve essere superato per garantire garanzie al consumatore finale.
L’etichetta quindi, che identifica il prodotto, deve parlare chiaro: se si parla di parta 100% italiana, allora serve che il grano coltivato in Italia venga giustamente retribuito agli agricoltori.