Uva da tavola, crisi di sistema. Cia Puglia: “La GDO si faccia un esame di coscienza”

Ai produttori riconosciuti prezzi medi inferiori a quelli del 2020

Crisi di sistema per l’uva da tavola. Ci sarebbero gravi responsabilità della Grande distribuzione organizzata che avrebbe determinato questa sofferenza del sistema economico agricolo. Inoltre, i prezzi medi sono inferiori a quelli dello scorso anno, a cui si aggiunge un aumento della bolletta energetica e dei complessivi costi di produzione fino al 50%. La denuncia arriva dalla Cia Puglia. Troppo gravosi – sostiene l’associazione di categoria – anche i maggiori costi degli oneri sociali a tutela dei lavoratori che le imprese italiane pagano rispetto agli altri competitor europei. Queste le motivazioni alla base della richiesta di un nuovo tavolo di confronto con la Regione e la grande distribuzione organizzata.

L’aumento delle materie prime ha determinato un effetto domino dell’aumento dei costi anche sui prodotti finali. Tutto aumenta – sostiene la Cia Puglia – tranne i prezzi riconosciuti agli agricoltori per le loro produzioni.
Da Taranto e Lecce, dall’area metropolitana di Bari ai territori di Brindisi, dalla Capitanata alla Bat, le aziende agricole impegnate nella fase iniziale della campagna dell’uva da tavola lamentano disagi crescenti e grandi difficoltà economiche.

In molte aree si riscontra la difficoltà oggettiva di procedere o di iniziare la raccolta per l’uva bianca, mentre per la rossa in molti casi non si arriva ai parametri qualitativi adeguati per mettere il prodotto sul mercato.
I prezzi riconosciuti ai produttori non coprono i costi di produzione. Per non andare in perdita i prezzi da riconoscere ai produttori dovrebbero aumentare almeno del 20% rispetto a quelli attuali.

Sotto accusa, ancora una volta, sono la GDO (Grande Distribuzione Organizzata) e gli importatori. Le condizioni di disparità e di totale squilibrio tra chi produce i beni alimentari e chi li distribuisce ai consumatori sta uccidendo l’agricoltura.