Agricoltura, la Cia sollecita lo Stato di Calamità

Il caldo e la siccità hanno compromesso interi raccolti

L’Agricoltura pugliese soffre: caldo e siccità di questa estate hanno compromesso interi raccolti. Cia Puglia chiede lo “stato di calamità”

Decrementi produttivi, raccolti compromessi: sono le conseguenze di tre mesi di fuoco. L’elenco delle colture danneggiata a causa del clima, è lungo. CIA Agricoltori Italiani della Puglia chiede ufficialmente alla Regione che si attivi presso il Mipaaf per la dichiarazione dello stato di calamità, in favore di tutto il territorio regionale. Il motivo della richiesta risiede nelle conseguenze di siccità e caldo torrido che, negli ultimi mesi e dopo le gelate di aprile, hanno gravemente danneggiato le colture cerealicole, quelle orticole, i mandorleti, gli uliveti e i vigneti.
Per le colture cerealicole, ad esempio, l’aumento di quanto riconosciuto ai produttori in moltissimi casi non riesce a compensare i mancati introiti derivanti dalla resa minore per ettaro causata dagli eventi atmosferici estremi che hanno colpito i campi.
Una situazione ancora più grave, invece, ha caratterizzato la stagione delle angurie, penalizzata sia dalle conseguenze di caldo e siccità sia dal calo vertiginoso dei prezzi accordati ai produttori.
Per i vigneti, l’inizio della prima fase della vendemmia per alcune specifiche tipologie di uva segnala una diminuzione delle quantità e, allo stesso tempo, un’ottima tenuta della qualità.
C’è preoccupazione per gli oliveti e la prossima apertura della stagione olivicola, caratterizzata nelle ultime settimane da irrigazioni suppletive e d’emergenza necessarie per limitare gli effetti dal caldo torrido abbattutosi sulla Puglia a partire da giugno.
Un discorso a parte merita l’apicoltura, che ha subito un decremento produttivo dal 30% al 50%, e per la quale CIA Agricoltori della Puglia ha già chiesto la dichiarazione dello Stato di Calamità .