Agricoltura, prodotti bruciati e animali assetati: caldo e siccità mettono ko l’agricoltura

 

“Di fronte a una situazione di drastica emergenza, crediamo siano necessarie misure altrettanto straordinarie”. Sono le parole di Raffaele Carrabba, presidente di CIA Agricoltori Italiani della Puglia. I due mesi più caldi e siccitosi degli ultimi 50 anni stanno riducendo alla sete l’agricoltura pugliese. Le aziende zootecniche e quelle agricole, per tutelare la buona salute degli animali e non far bruciare le colture, si stanno accollando spese suppletive per l’approvvigionamento idrico. “Come abbiamo già proposto al presidente Michele Emiliano – spiega Carrabba – e all’assessore regionale all’agricoltura Donato Pentassuglia, riteniamo debbano essere eliminate fino a data da destinarsi le sanzioni previste per l’emungimento di acque sotterranee. Si tratterebbe di un provvedimento necessariamente temporaneo, ma urgente”. Il caldo torrido mette a repentaglio le coltivazioni ma a soffrire molto sono anche gli animali nelle masserie dove mucche, bufale e capre ad esempio, stanno producendo molto meno latte. Le alte temperature stanno moltiplicando i consumi idrici e conseguentemente i costi d’impresa. Nelle stalle, gli abbeveratoi lavorano a pieno ritmo perché ogni singolo animale arriva a bere il doppio dei litri di acqua rispetto ai periodi più freschi. In funzione anche ventilatori e doccette refrigeranti per aiutare a sopportare meglio la calura ma questo rappresenta un aumento dei costi per i maggiori consumi di energia e di acqua che gli allevatori devono sostenere per aiutare gli animali a resistere alle alte temperature.

Le temperature superiori ai 35 gradi, l’afa e la prolungata mancanza di pioggia stanno seccando la terra, scottando la frutta e la verdura nei campi. La siccità, gli incendi e gli altri eventi estremi non hanno risparmiato alcun territorio e nessuna coltura: dagli agrumi del Tarantino alle ciliegie nel Barese, dai pomodori nel Foggiano ai frutteti e ai prodotti orticoli della Bat. I roghi hanno poi distrutto campi, piante e colture nel Salento, mentre la siccità e il susseguirsi di eventi calamitosi non hanno risparmiato nemmeno il Brindisino. Cia Puglia fa sapere che nella provincia di Bari le coltivazioni olivicole stanno soffrendo molto: molte mignole sono state bruciate dalla calura, le olive non crescono. Anche la raccolta delle angurie, attualmente pagate ai produttori la miseria di 5 centesimi al chilogrammo, ne sta risentendo, con il prodotto che rischia di implodere nei campi.