Presentato il Rapporto Bankitalia sull’economia lucana nel 2020

La pandemia ha influito fortemente sull’economia regionale lucana nel 2020, in particolare con una riduzione del PIL, anche se in misura minore rispetto alla media nazionale, aumentate le diseguaglianze. Sul fronte delle imprese, la situazione peggiore nell’anno della pandemia ha riguardato il commercio non alimentare e il turismo. Questo il quadro del documento sull’economia lucana nel 2020, presentato alla stampa da Bankitalia. 

Nel 2020 la pandemia di Covid-19 e le misure restrittive adottate per contrastarla hanno determinato forti ripercussioni sul sistema economico regionale: il PIL si è ridotto intensamente (-8,5%), sebbene in misura lievemente minore rispetto alla media nazionale (-8,9%). Questo in sintesi il quadro delineato nel corso della presentazione alla stampa del rapporto di Bankitalia relativo all’economia della Basilicata. Incontro, ancora una volta online con la stampa che ha anticipato le risultanze del corposo documento diviso in tre sezioni.

Sul fronte imprenditoriale le conseguenze del Covid sono state eterogenee pur con un calo significativo del fatturato nel settore manifatturiero (automotive ad esempio) con vendite calate marcatamente nei mesi primaverili, per poi tornare a crescere nella seconda metà dell’anno. Aumentata la quantità di petrolio estratto (determinante per questo il contributo del sito Tempa Rossa) ma diminuito il valore della produzione (questo influirà sulle royalties che secondo le stime già sono diminuite del 10,1% nel 2020 a 110 milioni , e così dovrebbe essere anche nel 2021. Calo più modesto nelle costruzioni (-5,3%).

I settori più duramente provati sono stati quelli più esposti alle restrizioni come il commercio non alimentare e il turismo: le presenze diminuite drasticamente (-49,7%). Il valore aggiunto nel settore agricolo si è ridotto (-5,0%), riflettendo soprattutto l’andamento delle attività di prima lavorazione e di quelle secondarie, come l’agriturismo.

L’impatto della crisi sul mercato del lavoro ha determinato un sensibile calo delle ore lavorate (-13,8%), la riduzione dell’occupazione è stata invece mitigata dai provvedimenti legislativi: nel 2020 il numero di occupati si è ridotto di circa 2.500 unità (-1,3%; -2,0% in Italia), interrompendo la crescita dell’anno precedente.

Nell’anno della pandemia, il saldo tra assunzioni e cessazioni (assunzioni nette) di lavoratori dipendenti nel settore privato non agricolo, è divenuto negativo: vi ha inciso il calo delle assunzioni, intenso durante i mesi primaverili, che è stato solo in parte compensato dalla riduzione delle cessazioni, attribuibile anche al blocco dei licenziamenti. All’andamento delle assunzioni nette hanno contribuito negativamente tutte le principali tipologie contrattuali, ad eccezione dei contratti a tempo indeterminato; il calo è risultato particolarmente intenso nel commercio, nel turismo e nei servizi per il tempo libero.

Particolarmente elevato il numero di ore autorizzate di CIG. Ricadute familiari sul reddito si sono tradotte in una riduzione del 2,1% (-2,7 in Italia); la dinamica dei consumi è stata peggiore di quella del reddito (-11,7%, come in Italia), determinando un aumento dei risparmi, che ha contribuito ad alimentare la liquidità delle famiglie.

La crisi – stima Bankitalia – ha comportato inoltre un forte aumento della disuguaglianza del reddito da lavoro e una crescita degli individui in nuclei esposti al rischio occupazionale.

Nel 2020, su un totale di 235.000 nuclei, quasi il 23% era in stato di povertà relativa più del doppio della media nazionale (10,1%). Le stime preliminari per il 2020 sulla povertà assoluta, disponibili solo per il Mezzogiorno e l’Italia, segnalano un significativo aumento della povertà rispetto all’anno precedente.

Nel 2020 è cresciuto il ricorso al Reddito e alla Pensione di cittadinanza ed è stato introdotto il Reddito di Emergenza. Si stima che le famiglie raggiunte da tali misure a dicembre 2020 fossero approssimativamente il 7,0 per cento di quelle residenti (11,5% nel Mezzogiorno e 6,1 in Italia).

Nel 2020 i finanziamenti al complesso dell’economia lucana hanno accelerato (3,6% a dicembre), riflettendo soprattutto il rafforzamento del credito alle imprese. La dinamica è stata alimentata dai provvedimenti di sostegno alla liquidità e al credito, che hanno favorito condizioni di offerta nel complesso distese, ed è risultata in linea con la media del Mezzogiorno, ma lievemente inferiore a quella del Paese. Nel 1° trimestre del 2021, in base a dati preliminari, la crescita del credito si è intensificata.

Nel 2020 i depositi bancari delle famiglie e delle imprese hanno continuato ad aumentare (10,8% a dicembre rispetto al 4,2% di un anno prima). L’andamento ha riflesso soprattutto l’aumento dei conti correnti sia delle imprese (per il rinvio della spesa per investimenti e l’accumulo di liquidità precauzionale), sia delle famiglie (per il calo dei consumi).

L’aumento della raccolta ha riguardato anche i titoli a custodia, il cui valore ai prezzi di mercato è stato sostenuto dal risparmio gestito e dei titoli di Stato. Nel 1° trimestre del 2021 i depositi hanno continuato ad aumentare ad un ritmo simile alla fine del 2020.