Pomodoro, Cia Puglia: “Con la Dop pugliese, più redditività per gli agricoltori”

“Completare la filiera: dal raccolto alla trasformazione, accorciando ‘distanze’ tra il campo e il prodotto finito”

“Il percorso utile al riconoscimento della Dop per il Pomodoro di Puglia è la strada giusta da intraprendere”. A dichiararlo è Michele Ferrandino, presidente di CIA Capitanata. Dichiarazioni che seguono alla visita, a Manfredonia, dell’assessore regionale all’Agricoltura Donato Pentassuglia. Da sola la Puglia rappresenta oltre il 50% della superficie coltivata a pomodoro in tutto il Sud e circa il 70% del raccolto di tutto il Mezzogiorno. In Puglia, con la provincia di Foggia a farla da padrona, lo scorso anno furono coltivati a pomodoro 17.170 ettari, per una produzione totale raccolta pari a 14.782.950 quintali. In provincia di Foggia, zona di massima produzione in Italia, la situazione è diversificata rispetto alle rese: si va dagli 800 ai 1200 quintali raccolti per ogni ettaro.
“I pomodori pugliesi hanno specificità qualitative che li rendono unici per proprietà nutritive e richiesta sul mercato, di qui la necessità di garantire agli agricoltori – attraverso una migliore riconoscibilità e una certificazione di qualità – una redditività all’altezza del loro impegno e del loro prodotto”, ha spiegato Ferrandino, presidente di CIA Capitanata. Per fare questo, è ovvio che sia necessario dare compiutezza alla filiera: dal raccolto, alla trasformazione, accorciando anche le ‘distanze’ che intercorrono tra il campo, il prodotto finito e la sua distribuzione. Il ‘valore aggiunto’ di questa punta d’eccellenza e di unicità territoriale deve andare agli agricoltori”. In Italia, la campagna di produzione dell’estate 2020 si è chiusa con un incremento (+8% rispetto al 2019) dei quantitativi conferiti all’industria conserviera nazionale. Nel 2020 sono stati conferiti all’industria circa 5,16 milioni di tonnellate di pomodoro fresco. “E’ fondamentale – conclude Ferrandino – rafforzare il potere contrattuale dei produttori, ed è ciò a cui stiamo continuando a lavorare. Serve unire le forze, sostenere le aggregazioni, puntare sulla ricerca che ottimizzi l’impiego della risorsa idrica e ci dia nuovi strumenti per una produzione sempre più resistente e qualitativa”.