Quasi un pugliese su tre a rischio povertà

Sul fronte occupazione donne e giovani più penalizzati

Quasi un pugliese su tre è a rischio povertà e, sul fronte dell’occupazione, donne e giovani risultano i più penalizzati. È in estrema sintesi quello che emerge dal report “Il benessere in Puglia tra pandemia e resilienza”, una analisi regionale dei dati del Bes Istat realizzata dal centro studi della Fondazione Rita Maierotti. Il report è stato presentato nella sede della Cgil Puglia a Bari dal segretario generale Pino Gesmundo e agli assessori regionali al Lavoro, Sebastiano Leo, e al Welfare, Rosa Barone. “La Puglia – ha commentando Pino Gesmundo – è entrata nella crisi pandemica già con evidenti fragilità sociali ed economiche, e il report ci dice che sono state inevitabilmente aggravate dall’emergenza sanitaria”. Il report evidenzia che l’occupazione maschile è del 64,8% (la media Italia è del 72%), mentre quella femminile al 35,5%, ponendo la Puglia in basso alla classifica sul gap di genere. Le donne, rivela il dossier, subiscono inoltre una seconda penalizzazione: quelle con figli in età prescolare hanno un tasso di occupazione inferiore a quelle senza figli. Inoltre, se per le donne il part time involontario in Puglia è al 23%, per gli uomini è all’8%. “In Puglia c’è il gap più alto d’Italia tra le percentuali di occupazione maschile e femminile. È necessario lavorare per invertire la rotta – ha detto l’assessora Barone – . Le azioni saranno orientate a promuovere interventi volti alla conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare e promuovere forme d’incentivazione o criteri preferenziali nell’attribuzione di incentivi alle aziende che adottino un’organizzazione del lavoro family friendly”. Per l’assessore Leo è “necessario continuare a lavorare sostenendo l’occupazione giovanile con programmi come Garanzia Giovani e l’alta formazione con bandi come Pass Laureati e percorsi di specializzazione come quelli erogati dai nostri ITS. A breve – continua – ci ritroveremo a fare i conti con le conseguenze della fine blocco dei licenziamenti ed è quindi importante prepararsi per offrire risposte ad una platea di lavoratori espulsi dal mercato del lavoro tramite percorsi di riqualificazione e ricollocazione ma anche favorendo l’autoimpiego e l’autoimprenditorialità”.