Arcelor Mittal, alcuni impianti bloccati e produzione ridotta. Sindacati: azienda nel caos

“È del tutto evidente che l’azienda è in uno stato di assoluto caos e la comunicazione alle organizzazioni sindacali, della mancata ripartenza di alcuni impianti, è il chiaro esempio che l’azienda tralascia gli aspetti della sicurezza, dell’ambiente e della manutenzione impiantistica”. Con queste parole i delegati Rsu Fim, Fiom e Uilm dello stabilimento siderurgico ArcelorMittal di Taranto hanno commentato una informativa delle scorse ore dell’azienda che ha anticipato la nota con la quale ufficializza una “riduzione dei suoi livelli di produzione e un rallentamento temporaneo dei suoi piani di investimento” fino a quando Invitalia “non adempirà agli impegni presi con l’Accordo di Investimento”. Le fermate e mancate ripartenze riguarderanno l’Acciaieria 1, il Treno nastri 2, il tubificio Erw, il reparto Produzione Lamiere 2 e Manutenzioni centrali / Magazzini. L’azienda ha già comunicato un aumento del numero di lavoratori collocati in cassa integrazione di 250 unità. Ma, fanno sapere i sindacati, “a questi si aggiungerà altro personale in proporzione alle fermate indicate”. Già nei giorni scorsi le sigle sindacali avevano chiesto “un incontro per conoscere gli assetti di marcia in quanto i fatti accaduti in questi ultimi giorni, come sostenuto da loro, hanno destato forte preoccupazione per le possibili ripercussioni sia dal punto di vista ambientale che della salvaguardia degli impianti e dell’occupazione”. “Nelle prossime ore – annunciano i sindacati – comunicheremo le iniziative, in cui saremo impegnati, per impedire alla multinazionale di continuare a gestire lo stabilimento siderurgico con l’unico interesse: garantirsi il profitto a discapito dell’ambiente, dei lavoratori e degli impianti. Il governo intervenga subito”. Dello stesso parere anche Alessandro D’Amone dell’Esecutivo Usb Taranto che ha affermato che la decisione dell’azienda di non far ripartire alcuni impianti “è tempestiva e arriva secondo loro come diretta conseguenza del fatto che il Premier Draghi temporeggi sui 400 milioni di euro necessari a garantire l’ingresso effettivo nella gestione dello stabilimento siderurgico da parte di Invitalia”.  Usb si sofferma su come sia evidente il tentativo di fare pressione sul Governo attraverso la fermata di ulteriori reparti dell’acciaieria, affinché vengano sbloccate le risorse. “Ancora una volta – spiega D’Amone – viene utilizzata la minaccia occupazionale e i lavoratori diventano strumenti nelle mani di chi ha a cuore unicamente il profitto”.