Taranto, mobilitazione dei lavoratori in capo all’Ilva in amministrazione straordinaria

È in corso a Taranto, con sciopero e presidio permanente davanti ai cancelli della raffineria Eni, la protesta dei lavoratori in capo all’Ilva in As dello stabilimento siderurgico di Taranto in regime di Cassa integrazione straordinaria, che rivendicano l’integrazione salariale e chiedono chiarezza sul proprio futuro occupazionale.

La mobilitazione è stata decisa da Fim, Fiom, Uilm e Usb. Il prefetto di Taranto Demetrio Martino nei giorni scorsi ha scritto al Ministero dello Sviluppo Economico sollecitando risposte in tempi che potrebbero “attenuare – ha sottolineato – lo stato di tensione diffuso tra i lavoratori, scongiurando possibili riflessi negativi anche di rilievo per i profili di ordine pubblico”. Al momento non c’è ancora alcuna garanzia sull’integrazione al salario prevista dall’accordo ministeriale del 6 settembre 2018. Nella comunicazione al Mise, il prefetto ha spiegato che in un recente incontro con le organizzazioni sindacali e i commissari straordinari di Ilva in As, “è emerso che durante l’iter parlamentare del decreto Milleproroghe è stato presentato ed emesso un emendamento (numero 11.125) che prevede la possibilità di finanziare anche per il 2021 il trattamento integrativo”.

I sindacati hanno proposto di anticipare almeno 200 euro euro pro capite, anche su richiesta individuale, ma i commissari straordinari hanno fatto sapere al prefetto di aver inoltrato il 10 febbraio al Mise una istanza per essere “autorizzati ad erogare, nel corso del corrente mese di febbraio, una anticipazione di 200 euro pro capite” solo “per il 20% dei lavoratori in Cigs”. Per la Fim Cisl i lavoratori di Ilva in As “non possono e non devono essere considerati di serie B. Hanno pari diritti e non possono pagare il prezzo più alto”.