ArcelorMittal, Taranto: sindacati contro l’ipotesi di chiusura dell’area a caldo

In considerazione “della conformazione tecnologica dello stesso”, spiegano, questo “significherebbe determinare la chiusura definitiva degli impianti”.

Sindacati sul piede di guerra. Per il futuro dello stabilimento ArcelorMittal di Taranto, Cgil, Cisl, Uil e i metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm non condividono l’accordo di programma sollecitato dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano e dal sindaco della città, Rinaldo Melucci, che si basa sull’ipotesi di chiusura dell’area a caldo. Chiusura che, dicono i sindacati, significherebbe lo stop definitivo degli impianti, in virtù della “conformazione tecnologica” degli stessi. Se ne parlerà il 9 dicembre nel corso di una riunione in videoconferenza che gli enti locali hanno convocato al fine di costituire il “Tavolo per la sottoscrizione dell’Accordo di Programma per la bonifica, il risanamento ambientale, la riconversione e lo sviluppo del polo siderurgico di Taranto”, che dovrà contenere, appunto, la previsione di “chiusura delle lavorazioni siderurgiche a caldo dell’acciaio”. Un accordo di programma che i sindacati confederali e metalmeccanici considerano generico, intempestivo e sfornito di “alcun fondamento tecnico-giuridico e finanziario”, come riferito in una nota diffusa. Da qui l’invito al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, affinché avvii un tavolo di trattativa che possa chiarire in modo definitivo i termini dell’accordo in via di formalizzazione. I sindacati ritengono infine “necessario stabilire opportune interlocuzioni tra il livello territoriale e quello decisionale, al fine di recepire le richieste di miglioramento”.