Mercati settimanali, Confcommercio e Fiva: “Bene i controlli, ma lasciateli aperti”

Carriera e Nazzarini contro chiusure a macchia di leopardo: “Fate lavorare gli operatori, per loro nessuno stop nel Dpcm”

Da Altamura a Molfetta, da Margherita di Savoia a Trinitapoli, fino a San Ferdinando in Puglia. I mercati settimanali all’aperto sono stati chiusi in molti comuni, da Nord a Sud della regione.

Sono stati i sindaci a decidere per lo stop, che però si scontra con il malcontento dei venditori ambulanti e delle associazioni di categoria. Tra queste ci sono Confcommercio Bari e Bat e Fiva, la Federazione italiana venditori ambulanti. “Le ragioni, quasi sempre, – scrivono in una nota – sono quelle di sanificare le aree, casualmente il giorno scelto è sempre quello del mercato. Non è giusto impedire lo svolgimento delle attività mercatali, almeno fino a che il Governo lo consentirà, questi operatori devono continuare a lavorare”. La presa di posizione arriva dal direttore di Confcommercio Bari-Bar, Leo Carriera, e dal vice presidente nazionale della categoria dei venditori ambulanti, Andrea Nazzarini.

Entrambi non hanno dubbi: i mercati all’aperto devono continuare a svolgersi. “La categoria – affermano – rischia il tracollo, numerose sono le attività ormai alla canna del gas”.

“I mercati – come ricordano Carriera e Nazzarini nella nota diffusa – non rientrano nelle attività vietate dal Dpcm del 3 novembre scorso e per questo il nostro appello a Prefetture, Regione e Sindaci è quello di non prendere decisioni andando oltre le normative nazionali anti-Covid”. Secondo le due associazioni di categoria, i mercati all’aperto vanno tutelati così come fatto a maggio, dopo la prima ondata pandemica, quando furono riattivati in sicurezza, predisponendo controlli e protocolli adeguati affinché gli operatori potessero riprendere a lavorare in sicurezza. “Invitiamo davvero le istituzioni a riflettere con attenzione prima di compiere scelte simili perché il commercio – concludono Carriera e Nazzarini – sta affrontando una delle crisi più profonde della storia e vive nella continua incertezza di ciò che possa accadere il giorno dopo”.