Ex Ilva, l’Usb: “Il gruppo franco-indiano va immediatamente allontanato”

I sindacati ritengono insufficienti le risposte arrivate dalla riunione al Mise con governo e Invitalia. Proclamato un nuovo sciopero di 24 ore il 2 ottobre

Sindacati sul piede di guerra a Taranto, per la situazione di stallo sul futuro dello stabilimento ex Ilva. L’Usb fa sapere in una nota: “Il gruppo ArcelorMittal va immediatamente allontanato”

Proseguono le proteste a Taranto per la situazione di grave incertezza sul futuro del siderurgico. L’Unione dei sindacati di base, dopo aver proclamato un nuovo sciopero di 24 ore per venerdì 2 ottobre, ha sottolineato in una nota il proprio disappunto per la situazione: “ Gli ultimi due anni hanno
prodotto risultati catastrofici – si legge nel comunicato sindacale – con riferimento sia alla situazione dei lavoratori che allo stato degli impianti. il gruppo franco-indiano va immediatamente allontanato. Poi sarà compito del governo avviare una vera riconversione economica del territorio, il tempo è ormai scaduto”.

I motivi per i quali le sigle sindacali riunite rivendicano l’allontamento di ArcelorMittal da Taranto sono, come specificato nel comunicato Usb: “Condotta antisindacale (condanna ex art.28 Statuto dei Lavoratori), assenza di investimenti sulla manutenzione degli impianti e quindi sulla sicurezza (la fabbrica è ridotta a un colabrodo e va fermata), licenziamenti facili, ricorso continuo alla cassa integrazione anche in un momento in cui il mercato dell’acciaio (in ripresa) non lo giustificherebbe, arretrati nei pagamenti e atteggiamento discriminatorio nei confronti di alcune aziende dell’appalto”.

Usb giudica inoltre deludente il tavolo tecnico di ieri al Mise con sindacati, rappresentanti di altri ministeri e Invitalia. “La riapertura del confronto su tavoli istituzionali da un lato e il reinserimento al lavoro di circa 200 lavoratori non bastano – ha proseguito il sindacato – e non ci inducono a sperare che ArcelorMittal possa invertire la marcia e trasformarsi in un gestore serio e affidabile. Far tornare in azienda alcuni dipendenti ha tutto il sapore del contentino”.

Le risposte del governo vengono ritenute insoddisfacenti anche dall’Unione generale del lavoro dei Metalmeccanici: “Ancora non si sa se Invitalia sia l’unico soggetto che potrà investire o se ci saranno altre compagini che potranno intervenire nell’investimento pubblico – si legge nella nota diffusa dal sindacato -.

I lavoratori hanno bisogno di un percorso per rientrare al lavoro e sono stanchi di percepire una quota sociale, tra l’altro insufficiente per il mantenimento delle proprie famiglie”. Ugl riferisce che Invitalia ha
confermato la volontà di intraprendere una eventuale negoziazione per giungere ad un accordo sul coinvestimento, concordato con il Governo a marzo scorso, inerente l’acquisizione di una parte azionaria di ArcelorMittal Italia da parte di quest’ultimo. Il Ministro dell’Ambiente Costa ha invece
assicurato di prestare attenzione alle nuove attività industriali relative al sito di Taranto con la garanzia che le stesse siano compatibili con il rispetto del territorio e delle norme vigenti. “A tal proposito – ha assicurato il ministro – verrà creata una nuova figura istituzionale che diriga e vigili su tale lavoro”.

Michele Mitarotondo