Petrolio. Basilicata, prosegue braccio di ferro su vertenze indotto Val d’Agri

“Inaccettabile – ha dichiarato sulla situazione dei 20 dipendenti ex Caruso, il segretario organizzativo della Uilm Uil regionale, Giovanni Galgano – la proposta di contratto determinato per due mesi”. Si aprono, invece, spiragli sulle unità presso l’azienda Nico.

Prosegue il braccio di ferro sulle vertenze che interessano l’indotto petrolifero Eni in Val d’Agri. Nelle scorse ore è toccato ai 20 dipendenti ex Caruso, costretti a dimettersi a causa di inadempienze contrattuali. Un incontro, poi rinviato, si è tenuto presso il Dipartimento Attività Produttive della Regione Basilicata, dinanzi all’assessore Franco Cupparo. Presente la compagnia del cane a sei zampe, la GDM Margherita subentrante nell’appalto, ed i sindacati. “Inaccettabile – ha dichiarato a margine il segretario organizzativo della Uilm Uil regionale, Giovanni Galgano – la proposta di contratto determinato per due mesi, a fronte di un impegno assunto a inizio 2020 e progetti nel prossimo biennio già presentati da Eni che interesseranno proprio quell’area produttiva”.

Più volte rilanciato dal sindacato dei metalmeccanici, la riduzione delle attività dovuto alla crisi pandemica con relativo crollo del prezzo del barile e inserito nel quadro del mancato rinnovo delle concessioni, ha ormai creato un clima di tensione sociale. Da un lato vi è l’uso massiccio di ammortizzatori sociali e dall’altro la riduzione dei livelli occupazionali a seguito del mancato rinnovo dei contratti di lavoro. Buone notizie, invece, arriverebbero sulla vertenza dei lavoratori presso la Nico, azienda siciliana che coinvolge 12 unità con contratto scaduto il 24 luglio scorso ed altri 8 licenziati. “All’orizzonte – ha detto Galgano – un rinnovo fino al termine di agosto”.