Arcelor Mittal rimarrà a Taranto, tra 10 giorni il piano industriale. Sindacati scettici

Vertenza ex Ilva, terminata videoconferenza tra ministro del Lavoro e dirigenti di Arcelor MIttal che rassicura sul mantenimento degli impegni presi a Taranto. I sindacanti però restano scettici

Terminata la videconferenza convocata dal Ministro del Lavoro Nunzia Catalfo con dirigenti di Arcelor Mittal e organizzazioni sindacali. Queste ultime in sciopero oggi in tutti gli stabilimenti presenti sul territorio nazionale per protestare contro la decisione di prorogare la cassa integrazione causa covid, estendednola ad un altro migliaio di dipendenti, oltre che in protesta contro l’annunciato fermo dell’area a freddo.

A preoccupare i sindacati è anche la gestione dei lavori collegati all’autorizzazione integrata ambientale, fermi ormai da tempo. Sintomi che la multinazionale franco-indiana sia pronta a gettare la spugna per il siderurgico di Taranto.

Arcelor Mittal ha smentito questi timori per voce dell’Amministrastore Delegato Lucia Morselli, dichiarandosi pronti a presentare un nuovo piano industriale fra dieci giorni, quando tornerà a riunirsi il tavolo di confronto tra governo amministratori e sindacati.

Si fa strada poi la possibilità, annunciata dal ministro dell’economia Gualtieri, che lo stato possa intervenute nella gestione di Arcelor Mittal. Il riferimento e alla “golden power”, applicata anche ai settori della siderurgia, rendendoli di fatto strategici per il paese e consentendo allo Stato così di poter intervenire nelle decisioni del consiglio di amministrazione di Arcelor Mittal. Una ipotesi che secondo Fim Cisl, non sta in piedi se nel frattempo i manager di Mittal lasciano Taranto. Critiche poi sulla prosecuzione della permanenza dell’azienda sulla base dell’accordo firmato il 4 marzo 202o tra AMI e Governo, stretto senza la presenza dei sindacati, che intendono invece rifarsi al quello del 6 settembre 2018.

Secondo USB inoltre, le minacce di fuga di Mittal fanno parte di una strategia per rivedere al ribasso gli impegni occupazionali assunti, oltre che beneficiare di un contributo da parte delo Stato di 400 milioni di euro, smarcandosi dagli impegni presi. Circostanze che secondo Franco Rizzo coordinatore provinciale del sindacato dovrebbero suggerire al Governo di allontanare Mittal e proseguire la vicenda nelle aule dei tribunali.