Agricoltura, Puglia: Il Tar di Bari blocca graduatorie del Psr

Con una sentenza il Tar di Bari ha annullato le graduatorie relativa al Psr, il Programma di sviluppo rurale della Puglia. Bloccati quasi 500 degli 1,6 miliardi di euro destinati al supporto dell’agricoltura.

Tutto da rifare per quanto riguarda le graduatorie della misura 4.1a del Programma di sviluppo rurale della Puglia, quella che finanzia gli investimenti destinati ad aumentare la redditività delle aziende agricole. Secondo il Tar di Bari quelle graduatorie sono nulle. La sentenza ha così bloccato anche le altre due misure del Psr e con loro quasi un terzo degli 1,6 miliardi di euro destinati all’agricoltura. Il problema, secondo i giudici, sarebbe un’inesattezza da parte della Regione nel ricalcolo delle graduatorie della misura in questione, disposto dopo l’accoglimento dei ricorsi cautelari. Nel ricalcolo infatti sarebbero stati esclusi ingiustamente coloro che non erano stati ammessi in prima battuta. Delle 2mila domande iniziali presentate al bando, il numero si è ridotto a 652. Sono intanto attese a breve le sentenze che riguardano altre due misure relative ai contributi diretti agli agricoltori. “Sul Psr e i tavoli tecnici – ha dichiarato il presidente di Confagricoltura Puglia Luca Lazzàro – la Regione sta accumulando ritardi preoccupanti”. Lazzàro ha chiesto così alla Regione di convocare tavoli urgenti: “Il Psr Puglia – ha dichiarato – ha una dotazione finanziaria di circa 1 miliardo e 600mila euro, con un contributo del fondo europeo per l’agricoltura di oltre 978 milioni. Ma – ha sottolineato Lazzàro – restano da spendere ancora oltre 1 miliardo e 100mila euro”. Arriva la reazione anche dell’ex assessore alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia Leonardo di Gioia. “Una sentenza che assorbe anche i vizi che avevo denunciato in Consiglio regionale, su cui aspetto sempre una parola di chiarezza dagli organi dirigenziali preposti, su modifiche postume al bando chiuso e che porta all’anno zero l’intera strategia del Piano di Sviluppo Rurale. Emiliano chieda scusa, anche a me, facendo mea culpa per aver dato copertura politica a decisioni scellerate, in particolare quella di aver annullato un nuovo e funzionante bando per gli investimenti che oggi poteva dare piena operatività agli agricoltori e consentire la piena riallocazione delle risorse liberatesi a seguito della sentenza. Emiliano chieda scusa per avermi costretto alle dimissioni pur di non avallare queste scelte e per aver preferito parlare con alcuni rappresentanti di associazioni che evidentemente tenevano più alle proprie pratiche di studio che alla tenuta del sistema nel suo complesso”.