Matera, associazioni commercianti scrivono ai vertici locali e nazionali: riapertura per attività escluse

Confapi, Cna, Confesercenti e Confcommercio della Provincia di Matera scrivono una nota indirizzata al premier Conte, al governatore Bardi e alle altre istituzioni locali per chiedere l’apertura delle attività ancora escluse dalla ripartenza prevista per il 4 maggio

“Le sottoscritte Associazioni a mezzo dei propri legali rappresentanti, premesso che è intendimento dell’intero mondo produttivo tutelare in primis la salute dei cittadini, evidenziano come il nuovo DPCM del presidente del Consiglio del 26 aprile crei una serie di discriminazioni tra le varie attività produttive e di servizi, soprattutto perché non tiene in alcun conto il contesto territoriale nel quale le suddette attività operano”.

Comincia così il testo della lettera siglata da Massimo De Salvo per Confapi, Leonardo Montemurro per CNA, Angela Martino per Confesercenti e Angelo Tortorelli per Confcommercio che evidenziano una serie di “malumori di difficile contenimento all’interno delle categorie produttive le quali hanno difficoltà a comprendere il perché non sia possibile consentire l’apertura a determinate attività che, adottando tutti i Protocolli di sicurezza stipulati nei mesi di marzo (giorni 14 e 24) e aprile (giorno 24,) potrebbero gestire la cosiddetta fase 2 in totale sicurezza”.

Le associazioni “a dimostrazione di quanto affermato” fanno presente che in questi 50 giorni di lockdown nei supermercati, attività di vendita di prodotti alimentari, tabaccherie e parafarmacie, non si è registrato su scala nazionale un solo caso di contagio.

L’elenco delle attività che potrebbero agire secondo tali coordinate è abbastanza corposo: si va dal commercio al dettaglio di tanti articoli (intimo, articoli per taglio e cucito, ecc,) alle produzioni più propriamente artigianali quali pasticcerie e gelaterie, compreso bar e ristoranti (adottando le opportune precauzioni).

“È sotto gli occhi di tutti” ricordano “che il prolungamento delle restrizioni rispetto alla riapertura di determinate attività potrebbe avere effetti mortali per un gran numero di imprese nella nostra provincia e ancor più in tutta la Basilicata.
Dobbiamo arrivare all’adozione di un provvedimento di sblocco parziale di talune attività per una serie di fattori, il primo dei quali, lo ripetiamo, è il basso livello di contagio che si registra anche sul territorio materano e regionale, a seguire poi il senso di responsabilità di imprenditori e clienti, che a questo punto non si capisce bene perché deve funzionare solo per talune attività e non per altre”.

Secondo Confapi, Cna, Confesercenti e Confcommercio tutte le categorie si sono preparate in questi giorni di fermo obbligatorio per la riapertura pensando sia alle misure di sicurezza da mettere in campo, sia alle modifiche dal punto di vista della riorganizzazione produttiva da adottare, il tutto avendo sempre come faro guida la salute dei propri dipendenti e dei propri clienti.

Infine si pone anche la questione economica presente e futura che vede penalizzate le imprese e i loro dipendenti che dopo 50 giorni dalla chiusura non hanno ancora ricevuto il benché minimo ristoro economico: “immaginiamo, vista la gravità della situazione che abbiamo cercato di rappresentare in questo documento, che non ci sia un caso ‘Matera’ o ‘Basilicata’, ma pensiamo di raccogliere il comune pensiero della attività commerciali e produttive del Paese e pertanto dichiariamo la nostra disponibilità a un confronto da tenersi nel più breve tempo possibile sul contenuto della presente nota”.