Coronavirus, a Taranto i sindacati minacciano la mobilitazione

Mancano maschere e filtri: non sono solo i sindacati a farlo presente, ma anche il custode giudiziario di ex Ilva in amministrazione straordinaria, Barbara Valenzano, che ha scritto al Governo chiedendo chiarimenti in merito alla prosecuzione delle attività del siderurgico, cosa non ben specificata dal DPCM del 22 Marzo.

Desta incertezze tali il decreto, tanto da far si che le segreterie nazionali di FIM, FIOM e UILM hanno annunciato mobilitazioni, prolungando la copertura dello sciopero nelle aziende metalmeccaniche fino al 29 marzo.

 

A Taranto infatti dopo aver ottenuto nei giorni scorsi la misurazione della temperatura degli operai ai tornelli, la riduzione a 3600 presenze sui tre turni e per ultimo la fermata di acciaieria 1 e altoforno 2, i sindacati hanno chiesto ulteriori contrazioni del personale impiegato da ArcelorMittal garantendo il minimo indispensabile per mantenere la funzionalità degli impianti. Una richiesta che l’azienda franco-indiana pare non essere intenzionata ad accogliere. Così le Segreterie Provinciali di FIM, FIOM, UILM e USB, hanno deciso di scrivere al Prefetto di Taranto, chiedendo un incontro urgente, affinchè l’autorità di Governo chiarisca, così come indicato dall’ultimo DPCM, se la produzione possa continuare o figuri tra le attività industriali che devono osservare un rallentamento ai minimi regimi fino alla data del 3 aprile.

 

In attesa dell’incontro tra Governo e Cgil Cisl e Uil, il segretario generale Uilm Rocco Palombella ha fatto appello al senso di responsabilità delle altre sigle sindacali chiedendo di non strumentalizzare l’emergenza Coronavirus per ottenere un facile consenso tra gli iscritti. “Dobbiamo combattere il nemico vero, il Coronavirus, – ha commentato il segretario – salvaguardando i lavoratori e le imprese“.